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Novecento e presente
Un concerto in omaggio di Giorgio Bernasconi. E a Lugano si crea un network. Spontaneo, però, con Berio e Henze, Jacopo Miliani e Gutai. In una città viva e vivace...
pubblicato martedì 18 gennaio 2011
A novembre si è svolto a Lugano, nell’auditorium Stelio Modo della Radio Svizzera Italiana, il secondo concerto della serie Novecento e Presente, il cui ideatore e curatore fino alla trascorsa stagione è stato Giorgio Bernasconi, morto a febbraio di quest’anno. Un repertorio di opere di Pierre Boulez, Luciano Berio e Hans Werner Henze, in omaggio al direttore artistico non più presente.
Uno degli elementi d’interesse del concerto Mémoriale. In ricordo di Giorgio Bernasconi è anche uno dei motivi che legano la figura di Giorgio Bernasconi all’arte contemporanea e può essere riconosciuto nell’opera Calmo, scritta da Luciano Berio in memoria di Bruno Maderna ed eseguita nell'auditorium da Luisa Castellani e dalla piccola orchestra del Conservatorio della Svizzera Italiana diretta da Arturo Tamayo.
In Calmo, Berio mette in atto un transfert della propria azione artistica sulla cantante, sulla quale trasferisce una porzione del tessuto musicale: la cantante infatti si presenta in scena a piedi nudi, con due cavigliere a sonagli, mente altri due sonagli sono ai suoi polsi. Il brano inizia non con delle note ma con un gesto di Luisa Castellani che alza le braccia, definendo al contempo una croce e un guizzo d’ali.
Si tratta dunque di uno spunto che trascende il valore musicale dell’opera, perché svolge, nell’ambito della composizione musicale, temi che esistono anche nelle altre discipline artistiche, che hanno un valore storico e che sono ancora attuali. Novecento e Presente - Lugano 2010Stiamo parlando del lavoro sui legami e sulle connessioni che possono essere individuate tra lirica, forma, linguaggio e corpo e sulla funzione del corpo (in genere quello dell’artista, qui quello della donna) nel tradurre e trasferire contenuti linguistici.
Un lavoro di cui il concerto ha presentato anche un’altra modalità espressiva nel brano di Hans Werner Henze. Il brano di Henze è molto più articolato e sfrutta altri modi di coinvolgimento del corpo (la maschera e la gestualità ironica, per esempio). Ma anche il brano di Henze propone il corpo dello strumentista come soggetto che agisce sulla scena dell’esecuzione musicale e introduce quindi nel concerto altri segni, altri contenuti che interagiscono con quelli musicali. Possiamo quindi dire che, nel concerto proposto dalla serie Novecento e Presente, il tema della funzione del corpo nella esecuzione musicale sia emerso in modo interessante.
Colpisce peraltro la combinazione tra le suggestioni offerteci dalla serata di concerto e il dato di cronaca della recente mostra dedicata dallo Studio Dabbeni di Lugano al lavoro di Jacopo Miliani, il quale propone una comparazione tra modalità grafiche e modalità attoriali di espressioni di una forma. È bello pensare che a Lugano iniziative autonome possano convergere su alcuni contenuti: ci dà l’idea di una realtà viva.
Torniamo dunque a Luciano Berio e al suo utilizzo del corpo (non il proprio) per esprimere la propria lirica oltre la dimensione prettamente musicale. Nel suo modo di farlo colpiscono due ulteriori elementi.
Il primo è la scelta della voce come soggetto sul quale agire. La voce è lo strumento più vicino al corpo, anzi quello più interno e chiedendo al corpo che sostiene la voce di dotarsi di un altro compito strumentale, Berio compie un’operazione concettuale forte: rafforza il legame tra corpo e strumento, cioè tra corpo artistico e strumento di realizzazione dell’opera. In pittura il legame connette il pittore al pennello e quando Yves Klein fa esplodere questo legame, usando corpi di donne come pennelli, oppure quando lo fanno alcuni degli autori presentati dalla mostra Gutai attualmente proposta dal Museo Cantonale di Lugano, usando i piedi come strumenti o sfondando superfici di carta con il corpo intero (le opzioni che potremmo elencare sono numerose), promuovono un’azione concettuale: scardinano la modalità tradizionale di azione pittorica per inaugurarne altre possibili. Con la propria scelta, Berio ci dice che il corpo responsabile dello strumento-voce è un corpo responsabile in generale nell’azione artistica, gli affida un altro strumento e lo svincola dalla relazione chiusa corpo-voce, per aprirla a una relazione molteplice. La cantante, pur restando una cantante (dobbiamo poi notare che si tratta di Luisa Castellani, cioè una cantante internazionalmente riconosciuta come tale), smette di essere soltanto cantante e diventa un soggetto di natura diversa all’interno dell’opera musicale (che diventa un’opera più che musicale).
Novecento e Presente - Lugano 2010
Il secondo elemento è la teatralizzazione costrittiva. Pur rimanendo nell’ambito della musica di concerto, il fatto di presentare la cantante a piedi nudi con i sonagli, per fare suonare i quali le è necessario effettuare gesti formalizzati, altera la natura della rappresentazione e introduce una ulteriore duplice dimensione: trasgressiva rispetto alla retorica del concerto; transfuga rispetto alle altre discipline.
La scelta operata da Luciano Berio in Calmo è un caso tutt’altro che isolato, per carità, e lo stesso concerto Mémoriale ne ha presentato una versione molto diversa nel brano di Henze. Si tratta nondimeno di una interessante espressione della modernità artistica.
Nella presentazione del concerto, Giovanni Verrando ha citato, come valore dell’arte di oggi, la varietà dei punti di vista. Possiamo, sulla base di ciò che abbiamo ricostruito, aggiungere questo altro valore: la continua ricerca di modalità di relazione e di scambio fra territori di azione e aree di rappresentazione diverse, cioè la ricerca di nuove aree di espressione che attingano alle diverse esperienze ed esplorino ipotesi possibili. Si tratta di una ricerca per la quale non soltanto siamo debitori a Luciano Berio e a molti altri artisti, ma anche a Giorgio Bernasconi, che fu sempre attentamente interessato a cercare modalità possibili per gli scambi tra diverse pratiche.
Insomma, il concerto è stato un omaggio pieno alla carriera e al lavoro di Giorgio Bernasconi.

vito calabretta


decibel – suoni e musica elettronica è un progetto a cura di alessandro massobrio

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