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MUSICA NOSTALGIA

   
 Alice in Chains e il loro “Jar of Flies”, ovvero come un EP diventa un soffio al primo posto in classifica
di Fabio Gagliandi
 Fabio Gagliandi 
 
MUSICA NOSTALGIA
pubblicato

Una nuova frontiera del gotico, un rock noir da cattedrale; nato dall'improvvisazione del momento, dalla narrazione di storie di vita del gruppo: "Just wanted to go into the studio for a few days with our acoustic guitars and see what happened", frase di Layane Staley, cantante e frontman della band,  riassume l'anima di questo acoustic-based EP degli Alice in Chains. Registrato nella settimana tra il 7 ed il 14 settembre del 1993 al London Bridge Studio di Seattle, rilasciato dalla Columbia Records il 25 gennaio del 1994; scritto e registrato in una settimana, Jar of Flies, è ciò che è, la sua sostanza è quella di essere un "attimo” e come tale è unico, irripetibile, viscerale; un attimo che può pure vantarsi d'esser stato il primo EP della storia a raggiungere la posizione numero uno nella classifica statunitense Billboard 200. 
Tappeti di chitarre grunge imbevono l'album nel suo complesso, lo annegano anzi. Rotten Apple è lo sporco zerbino d'ingresso in questo mondo, pianeta marziano arrugginito con chitarre che affondano e riemergono a prendere boccate di fiato, lamentose, agonizzanti. Nutshell è solo essenza libera del soggetto spoglia del suo guscio protettivo, del suo carapace, paura, angoscia, essenza sputata in faccia dalla voce affilata di Staley in questa traccia che è l'indiscusso capolavoro dell'EP. A tratti estivo, a tratti strisciante a tratti epico questo e molto altro I Stay Away con i suoi archi e giri di chitarra elettrica. Continuando la perlustrazione di questo mondo interno e sconosciuto, a tratti inospitale, a tratti profumato di casa vengono poi No Excuses, pezzo musicalmente più sbarazzino e Whale & Wasp instrumentale di grunge che par medievale, di cacce hai draghi e castelli di assoli adatta giusto a riprendere fiato prima di tuffarci nella struggente Don't Follow e ammarare sulla goliardica Swing on This.
Fabio Gagliandi 




 


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