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Al Castello di Miradolo le opere degli artisti contemporanei ricreano la meraviglia della fiaba
Mostre
Nel nostro mondo ipertecnologizzato, c’è ancora spazio per la fiaba? Siamo in grado di tornare a guardare al mondo attraverso le immagini e le parole dei miti, della fantasia e dell’arte e di trarne beneficio? Certo, se c’è un luogo in cui la fiaba è di casa, dove immaginiamo sia possibile ritrovare l’atmosfera giusta per goderne, questo non può essere che un castello, magari immerso in un parco curato nei minimi dettagli, denso di natura, di storia e di magia.
Fino al prossimo 21 giugno al Castello di Miradolo, a pochi chilometri da Torino, è possibile visitare una mostra molto particolare. Si tratta di una collettiva che ha al suo centro, appunto, il tema della fiaba.

La mostra s’intitola, appunto, C’è oggi una fiaba. Castelli, fate, boschi e oggetti magici, da Emilio Isgrò a Pinot Gallizio, da Kiki Smith a Lucio Fontana. È curata da Roberto Galimberti con la collaborazione di Paola Eynard e la consulenza, per la parte dedicata ai libri, di Enrica Melossi. Il titolo gioca sul classico incipit delle favole tradizionali, declinandolo, però, al tempo presente.
Articolata nelle diverse stanze espositive del castello, la mostra ospita opere di artisti storicizzati di fama internazionale. Ogni sala è dedicata a un topos particolare del mondo delle fiabe, dall’antagonista all’oggetto magico, al bosco fatato e così via. Oltre a quelle degli artisti citati nel titolo, sono infatti presenti opere di altissimo pregio come Una e tre scarpe di Joseph Kosuth, Scultura invisibile di Gino De Dominicis, Calzino rosso di Pistoletto, Holderling the black flower di Kiki Smith e Small man di Thomas Schütte, ma anche un tappeto di Mondino, la splendida rosa per la democrazia di Joseph Beuys (che qui ricorda quella de La bella e la bestia), e ancora opere di Giuseppe Penone, Yves Klein, Piero Gilardi, Carol Rama, Grazia Toderi, naturalmente Emanuele Luzzatti, e moltissime altre di pari interesse e valore culturale. È da segnalare, poi, in particolare, una sala dedicata a Giorgio Griffa, conservata dall’allestimento di una mostra precedente quale omaggio per i novant’anni del maestro torinese.

Tra le istituzioni e le varie realtà coinvolte nel reperimento e prestito delle opere in mostra sono da ricordare la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, il Museo della Frutta, i Musei Reali – Museo di Antichità, il Teatro Regio, la Biblioteca della Fondazione Tancredi di Barolo – MUSLI di Torino, il Museo storico dell’arma di Cavalleria di Pinerolo, la Fondazione Centro Culturale Valdese o Atelier Museo Luzzati, più una serie di librerie storiche e antiquarie piemontesi di altissimo pregio. L’elenco di questi riferimenti è utile a comprendere la ricchezza e varietà del materiale raccolto e selezionato dai curatori.

Anche in virtù di questa accurata quanto vasta selezione, l’allestimento dell’esposizione gioca, infatti, sapientemente sulla giustapposizione tra opere e libri, con una raccolta di libri di fiabe di ogni epoca. Ci sono varie edizioni di Pinocchio, le prime edizioni di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, (autografate, tra l’altro, dalla stessa Alice ormai cresciuta – che sì, esisteva veramente), dai volumi dei Fratelli Grimm e Charles Perrault, fino a diverse edizioni, anche illustrate, di opere di Hans Christian Andersen e Giambattista Basile.

Il tutto è corredato da un’installazione sonora composta ed eseguita da Avant-dernière pensée, ispirata alla composizione di Ravel del 1910 per la favola di Mamma Oca, oltre che da un catalogo con testi originali di Francesco Poli, Vera Gheno, Margherita Oggero ed altri.
A tutto questo va ad aggiungersi il programma didattico che, lungo tutto il percorso espositivo, si rivolge ai più piccoli e non solo, coinvolgendo il pubblico in varie attività creative all’insegna dell’accessibilità.

Questa mostra, così finemente curata, costituisce, così, un’occasione per reimmergersi nel mondo della fiaba, fare i conti con gli archetipi che la abitano e ne muovono le fila. In un gioco mimetico di rimandi e suggestioni chi visita la mostra è infatti accompagnato passo dopo passo in un mondo altro, che profuma d’infanzia, ma non solo, a metà strada tra il mondo onirico del sogno e quello magico della meraviglia.

Le fiabe, diceva Marie-Louise von Franz, sono l’espressione più pura e semplice della nostra psiche, personale e collettiva. In esse entrano in gioco fattori eterni, archetipici, che ci muovono nel profondo e dal profondo, insegnandoci sostanzialmente a riconoscere il nostro modo unico di stare al mondo. In tutte le fiabe è infatti presente e vivo l’elemento umano più profondo e condivisibile, da cogliere nelle radici mitiche più antiche. Perché le fiabe parlano di noi, di quello che capita nel nostro mondo interiore. Perché, come diceva Italo Calvino nella prefazione alla sua edizione delle Fiabe Italiane: «Le fiabe sono vere. Sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che è appunto il farsi di un destino».

Insomma, forse, se è possibile un reincanto del mondo com’è oggi, passa proprio dal ritorno alla capacità immaginativa e creativa che incontriamo nelle fiabe, così come in ogni riuscita espressione artistica.










