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Tra i padiglioni più belli della Biennale 2026 c’è quello della Santa Sede
Mostre
di Zaira Carrer
A Venezia, ci sono luoghi avvolti in un quieto ascetismo. Tra questi, il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi è senza dubbio un esempio degno di nota: un’oasi verde custodita con cura sin dal XVII secolo e restaurata secondo il disegno originale; qui, sette aiuole segnano le sette tappe della preghiera contemplativa e l’Acqua di Melissa, un rimedio calmante e rigenerativo, viene ancora prodotta dalla Comunità dei Carmelitani Scalzi con la stessa dedizione di un tempo. È un luogo, dunque, che sembra scardinare le concezioni temporali e, per questo, spazio perfetto per ospitare il padiglione di uno stato-città altrettanto sospeso in un’antichità che, se a volte ci sembra fuori luogo, continua ad allettarci: quello della Santa Sede.
Il progetto di quest’anno, opportunamente intitolato L’Orecchio è l’Occhio dell’Anima dai curatori Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers, si sviluppa in realtà in due diversi spazi, situati quasi ai lati opposti della città: da un lato il Giardino Mistico e dall’altro il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, dove è in corso un processo di restauro in continuità con l’Opera Aperta di Tatiana Bilbao e degli architetti di MAIO che hanno animato il padiglione della Santa Sede alla Biennale di Architettura di Venezia dello scorso anno.

Ma il vero nucleo di interesse è proprio quello che si dipana nel Giardino Mistico che elude completamente la tentazione della spettacolarizzazione artistica, strutturandosi invece come un’unica, monumentale preghiera sonora ispirata alla vita, agli scritti e all’eredità teologica di una delle mistiche più straordinarie del Medioevo europeo: Santa Ildegarda di Bingen.
Badessa benedettina, poetessa, guaritrice e compositrice, Ildegarda rappresenta un unicum nella storia del pensiero occidentale del Medioevo: una mente universale per la quale teologia, musica, cosmologia e medicina non erano discipline separate, bensì un solo flusso continuo di percezione del creato. I cardini della sua complessa visione intellettuale sono essenzialmente due: da un lato vi è il suono come vera e propria via di conoscenza al divino; dall’altro il concetto di Viriditas, termine talvolta tradotto come fecondità o, più letteralmente, “verdezza”. Questa forza designa una presenza vitale divina che agisce come principio originario di guarigione: quando tale energia germinativa si esprime, la terra e i corpi fioriscono, assegnando all’arte e alla natura sensibile il compito di partecipare attivamente a questo continuo processo di rigenerazione.

Sotto la direzione artistica del Soundwalk Collective (Stephan Crasneanscki e Simone Merli), in stretto dialogo con i curatori, questi concetti si trasformano in un’unica composizione contemplativa dove compositori, musicisti, poeti e artisti contemporanei sono stati invitati a confrontarsi con i canti e i testi visionari di Ildegarda e con la quiete del Giardino Mistico, inserendo i propri contributi uditivi all’interno di un flusso che alterna la voce, la strumentazione tradizionale, i suoni della natura e il silenzio.
Il percorso nel padiglione della Santa Sede è scandito così dalle risonanze e dagli interventi di personalità straordinarie della scena internazionale. Tra questi: le sperimentazioni sonore di Brian Eno, Caterina Barbieri e Kali Malone e le composizioni di Devonté Hynes, di Holly Herndon & Mat Dryhurst e le tessiture meditative del pioniere della New Age Laraaji. Ad arricchire questa profonda stratificazione spirituale, si sollevano le voci eteree delle stesse Monache benedettine dell’Abbazia Santa Ildegarda di Bingen, che riconnettono l’esperienza direttamente alla sua fonte originaria. Apice della passeggiata nel verde è poi il sentiero che conduce alla piccola cappella del giardino, dove le cuffie ci trasmettono un vero e proprio Vangelo secondo Patti Smith.
L’apice di questa interazione si raggiunge proprio grazie alla tecnologia sviluppata per l’occasione, che diventa essa stessa un’opera originale firmata dalSoundwalk Collective: il collettivo ha infatti progettato uno strumento acustico su misura capace di captare i dati biofotonici, l’attività elettromagnetica e la microacustica interna del giardino in tempo reale (il movimento del vento, lo scorrere dell’acqua, le vibrazioni del legno, degli insetti e del suolo), traducendo questi impercettibili impulsi biologici in una composizione musicale in continua mutazione. Il giardino cessa così di essere un mero fondale per farsi co-autore dell’opera, traducendo in suoni contemporanei proprio quella “verdezza” ildegardiana.













