14 aprile 2026

Alla Biennale 2026 il Padiglione Santa Sede diventerà un giardino di suono e spiritualità

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Annunciati gli artisti e gli spazi del Padiglione Santa Sede alla Biennale d'Arte 2026: da Brian Eno a Patti Smith, un progetto che mette in dialogo suono e spiritualità, in tempi di conflitti sempre più estesi

Vista del giardino mistico dei Carmelitani Scalzi ph Lavinia-Martini

È stata annunciata la lista degli artisti coinvolti nel progetto espositivo del Padiglione della Santa Sede, per l’ormai imminente Biennale d’Arte di Venezia 2026 che aprirà al pubblico dal 9 maggio al 22 novembre. La mostra, che si svilupperà tra il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, nel sestiere di Cannaregio, e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, a Castello, è ispirata a una figura fondamentale della spiritualità cristiana, Ildegarda di Bingen (1098–1179), monaca benedettina, mistica, compositrice e pensatrice medievale, dichiarata santa e dottore della Chiesa nel 2012. Ma inevitabilmente il Padiglione si inserisce anche nel complesso clima geopolitico che accompagna questa edizione della manifestazione lagunare.

Intitolato The Ear is the Eye of the SoulL’orecchio è l’occhio dell’anima, il progetto espositivo del Padiglione Santa Sede alla Biennale 2026 articolerà una riflessione sulla relazione tra visione e ascolto, tra esperienza sensibile e dimensione trascendentale, tradotta in una vera e propria «Preghiera sonora», come indicato nel progetto curatoriale. A firmare il padiglione sono Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers, con la collaborazione di Soundwalk Collective, realtà attiva nella sperimentazione tra suono, spazio e ambiente. Commissario del Padiglione è il cardinale José Tolentino de Mendonça.

La lista degli artisti restituisce la volontà di posizionare il padiglione su un piano di sperimentazione transdisciplinare. Tra i nomi annunciati, Brian Eno, leggendario compositore della musica ambient e protagonista della cultura visiva contemporanea, FKA Twigs, cantautrice, musicista e ballerina britannica, e Patti Smith, presenza ormai ricorrente nei contesti che intrecciano arte e dimensione spirituale. Accanto a loro, il regista Jim Jarmusch, l’organista e compositrice Kali Malone, e artisti visivi come Otobong Nkanga e Precious Okoyomon, la cui ricerca si muove tra ecologia e poesia.

È proprio questa compresenza di figure provenienti da ambiti diversi – arti visive, musica, cinema, poesia – a definire il carattere del progetto. Nel Giardino Mistico, per esempio, il pubblico sarà invitato a muoversi nello spazio indossando cuffie, entrando in relazione con una serie di composizioni sonore realizzate appositamente e con uno strumento in grado di “ascoltare” il giardino in tempo reale. Nel complesso di Santa Maria Ausiliatrice, invece, il percorso si articolerà attorno a tre nuclei principali: l’archivio realizzato con suor Maura Zátonyi e l’Accademia di Santa Ildegarda raccoglierà testi, ricerche e materiali legati alla Santa; la liturgia sonora delle monache di Eibingen, indissolubilmente legata all’eredità musicale e spirituale di Ildegarda; l’ultima opera del regista Alexander Kluge, scomparso il 25 marzo 2026 a 94 anni e autore anche del titolo del Padiglione, composta da una monumentale installazione di film e immagini articolata in 12 stazioni, distribuite in tre ambienti, secondo la logica del restauro in corso dell’edificio.

Se sul piano curatoriale il padiglione sembra proseguire la traiettoria avviata negli ultimi anni – basti pensare all’edizione del 2024, ospitata nel carcere femminile della Giudecca e centrata su una riflessione sulle marginalità – è inevitabile leggere questa nuova proposta anche alla luce delle tensioni politiche che attraversano l’attuale scenario internazionale e che stanno già incidendo sull’organizzazione della Biennale. Dalle sanzioni per il Padiglione russo alle pressioni legate alla partecipazione di Israele, fino alle recenti frizioni tra Papa Leone e Donald Trump, il contesto in cui si inserisce il progetto vaticano appare tutt’altro che neutrale.

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