14 maggio 2026

Inizia TEFAF New York 2026: opere da museo, pezzi unici e grandi mercanti internazionali

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Da un capolavoro di Cecily Brown da $ 4 milioni, fino alla coppia di vasi in gesso realizzati da Alberto Giacometti per Albert Skira. Ecco una preview dei pezzi forti della fiera, prima dell'apertura al pubblico

tefaf new york 2026
TEFAF New York 2025. Photo by Vincent Tullo

TEFAF Maastricht, a marzo, presenta il meglio del meglio dell’antico nel cuore dell’Europa. Dal 15 al 19 maggio, dall’altra parte del mondo, TEFAF New York è il baluardo della Contemporary Art: tutti a rapporto a Park Avenue Armory i grandi mercanti internazionali, per un totale di 88 espositori e una sfilza di capolavori tra arte moderna e contemporanea, design, gioielli e antichità.«Il cuore di TEFAF New York risiede nei suoi espositori», dichiara Leanne Jagtiani, direttrice di TEFAF New York. «Siamo orgogliosi di presentare una line-up straordinaria di mercanti che comprende partecipanti di lunga data e anche un gruppo di new entry che rappresentano il meglio in tutte le discipline». Oggi – 14 maggio – è il giorno di preview by invitation only, tra i corridoi solo addetti ai lavori e collezionisti selezionati. Domani, l’apertura al grande pubblico.

Alberto Giacometti, Pair of Sculptures, 1944. Courtesy: Galerie Jacques Lacoste

E in effetti, le opere selezionate, a maggio 2026, vantano tutte una certa qualità museale, confermata da provenienze eccezionali. Come la straordinaria coppia di vasi in gesso portata da Galerie Jacques Lacoste: fu realizzata da Alberto Giacometti per Albert Skira nel 1944, durante il suo soggiorno a Ginevra, nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Ed è appartenuta alla famiglia Skira fino al tempo presente. Un altro capolavoro, stavolta nello stand di David Lévy & Associés: si tratta di Woman on a Sign IV (1967) di Willem de Kooning, con tonalità vivaci, forme liberamente astratte e una stesura del colore liquida che si combinano con le pose allusive della sua iconica serie Women. Allusività che fa il paio con l’ipnotica Functor Hideaway (2008) da Berggruen Gallery: una coreografia dei gesti pittorici in cui Cecily Brown privilegia l’ambiguità rispetto a una narrazione chiara, utilizzando energiche pennellate di colore per dare forma a figure che suggeriscono il corpo umano, pur senza mai definirlo completamente. Asking price nel range di $ 4 milioni.

Cecily Brown, Functor Hideaway. Courtesy: Berggruen Gallery

Non mancano i protagonisti italiani all’appello. Come Tornabuoni Art, Galleria Continua, Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. ML Fine Art è al suo debutto a TEFAF New York: porta tra gli altri il Mao (1973) di Warhol, storicamente significativo per aver trasformato un dittatore politico in un’icona pop, rispecchiando la produzione di massa di beni di consumo come le zuppe Campbell. Mentre MASSIMODECARLO articola il booth in due incontri, da una parte il dialogo tra Alighiero Boetti e Alvaro Barrington – due artisti separati da decenni e continenti, accomunati però dal filo e dalle mani delle donne che con quel filo hanno lavorato; dall’altro quello tra Ludovic Nkoth e Dominique Fung – due pittori per i quali la storia è qualcosa da scavare e ricostruire. Altri highlights sparsi tra i booth: da Gomide&Co, un prezioso carrello da té realizzato da Lina Bo Bardi, concepito per la casa Bittencourt, intorno al 1950, e naturalmente associato alle pratiche di ospitalità e convivialità. Voena punta invece su Minjung Kim, artista coreana il cui lavoro esplora lo spazio, la percezione e fondamentali dicotomie artistiche come materia/vuoto, presenza/assenza e ordine/caso – cita Lucio Fontana come una delle principali influenze occidentali, insieme ad artisti come Alberto Burri e Franz Kline. La sua Story, tra i pezzi esposti nello stand newyorkese, ha un prezzo di € 175.000.

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Minjung Kim, Story 2026. Courtesy: Voena
Willem de Kooning,Woman on a Sign IV (1967). Courtesy: David Levy & Associes

Per finire, il grande design. Galerie Marcilhac seleziona The Ardent Armchair (ca 1915) di Seizo Sugawara, una rara poltrona che trae ispirazione dalle tradizionali sedie cinesi realizzate con radici (come l’esemplare conservato nelle collezioni del Museo delle Arti Asiatiche di Nizza, in Francia), nonché uno degli oggetti sopravvissuti più singolari del movimento del Japonisme dei primi del XX secolo. Utilizza una tecnica giapponese tradizionale e antica di laccatura chiamata maki-e con polvere d’argento, e conserva il cuscino originale in crine di cavallo. E a proposito di capolavori, chiudiamo con quello selezionato da Friedman Benda, nel booth 325: un incredibile primo esemplare della Red Blue Chair di Gerrit Rietveld, vera icona icona del Modernismo, al contempo rigorosa e inventiva, capace di intrecciare la chiarezza del manifesto con un impulso visionario, e immaginando nuovi orizzonti per il design.

Il carrello da té realizzato da Lina Bo Bardi, ca. 1950. Courtesy: Gomide&Co
Seizo Sugawara, The Ardent Armchair. Courtesy: Galerie Marcilhac

 

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