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Cyril de Commarque porta una scultura di api all’Orto Botanico di Roma
Progetti e iniziative
Un’opera che guarda al futuro ma arriva dal passato. Sul filo della nostalgia, rituffandosi nei ricordi della sua infanzia nella campagna francese, dove ha imparato a conoscere i tempi e il rispetto dell’ambiente, l’artista Cyril de Commarque ha creato la sua nuova opera. Da sempre il suo percorso artistico è legato al dialogo con la natura e nutrito fin dagli esordi da esperienze diverse, tra teatro, musica e fotografia. In questa nuova scultura ha messo al centro le api, per ricordarci il loro ruolo centrale nella tutela della biodiversità e la necessità della loro protezione, sottolineata anche dalla Giornata Mondiale delle Api promossa dall’ONU, che si celebra proprio oggi, 20 maggio. Così è nata una nuova installazione site specific e permanente, esposta all’Orto Botanico di Roma.
È il risultato di una ricerca che intreccia emozione e attivismo, per interrogarci sulle sfide ecologiche, politiche e culturali del presente. D’altra parte l’emergenza climatica ci segnala la sua urgenza ogni giorno. «Il rapporto con l’ambiente e la sua tutela spetta anche all’arte. Perlomeno che serva per farsi delle domande, Api-logo è un nido esploso in cui il fuoco sigilla nella materia il segno dell’Antropocene. Il cuore della scultura interroga la nostra capacità di coesistere con il vivente», spiega de Commarque.

L’opera, realizzata in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma e la FAO, è una grande scultura in legno carbonizzato con lo Shou sugi ban o Yakisugi, una tecnica tradizionale giapponese di trattamento del legno tramite carbonizzazione superficiale, che rende il materiale più resistente agli agenti atmosferici, meno vulnerabile a insetti e muffe, parzialmente ignifugo, resistente senza vernici chimiche. Il risultato estetico è molto riconoscibile: superfici nere, materiche, con venature profonde e un aspetto quasi scultoreo. Il cuore è un nido in legno, scolpito in forme organiche, un habitat per api selvatiche, composto da canne di bambù, che trasforma la scultura in un luogo di rigenerazione, «Dove l’arte si fa gesto di riparazione e rinascita», aggiunge l’artista.

Il titolo è un neologismo che unisce api ed epilogo, un progetto che invita a riflettere sul ruolo essenziale delle api selvatiche. Basta conoscere un dato per comprendere quanto sia importante la loro tutela: gli impollinatori sono al centro degli ecosistemi e dei sistemi agroalimentari sostenibili: oltre il 75% delle colture mondiali dipende, in qualche misura, dall’impollinazione, dalla frutta e verdura fino alla frutta secca e ai foraggi. Ma le api, secondo l’artista, possono anche insegnarci qualcosa su come ritornare a collaborare tra di noi, con meno conflitti e più risultati.

«Il vero superpotere delle api è la loro incredibile capacità di lavorare in squadra e comunicare. Le api esploratrici comunicano alle compagne la posizione esatta di fonti di cibo utilizzando il sole come punto di riferimento», conclude de Commarque.




















