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Transitum Frugum, l’antico patto. Federico Ferrarini da Farina Wines, a Verona
Mostre
Giunto al suo quarto anno, il progetto Art Ferment in collaborazione con la Galleria Artericambi, con Federico Ferrarini segna un ulteriore passaggio nella relazione tra la cantina Farina Wines e l’arte contemporanea, in un percorso che si sviluppa come dialogo tra produzione vitivinicola, territorio e pratiche artistiche contemporanee. In questa edizione, si apre anche la prospettiva della costruzione di una futura collezione privata destinata a raccogliere opere capaci di riflettere identità e valori della Valpolicella, attraverso una grammatica fatta di ingegno, materia e trasformazione.
Il lavoro di Federico Ferrarini si sviluppa attraverso una selezione di circa venti opere, tra lavori inediti e opere di repertorio, che trovano una collocazione precisa all’interno della monumentalità degli spazi della cantina, instaurando un confronto diretto tra dimensione espositiva e struttura architettonica, mentre la natura terrestre e una ricerca di matrice cosmologica si sovrappongono continuamente dando origine a un sistema visivo in cui la materia si trova in uno stato di mutazione costante e progressiva. Il titolo stesso introduce una struttura ritmica e ciclica che orienta l’intero progetto, in cui Transitus indica passaggio, attraversamento e trasformazione irreversibile, mentre Frugum, genitivo di frux, estende il concetto di frutto oltre la sua dimensione biologica, come esito della relazione tra natura e intervento umano. Silvia Concari, autrice del testo critico, sintetizza questa visione scrivendo che “il ciclo stagionale si configura come struttura spazio-temporale, il frutto come evento, la maturazione come attraversamento”, delineando un processo continuo in cui ogni elemento naturale si colloca in una dinamica di trasformazione costante.

Il vino diventa allora paradigma stesso del passaggio, poiché attraverso il processo di fermentazione la materia si emancipa dalla propria origine e si trasforma in una nuova forma, mentre allo stesso modo la pietra, lavorata nei marmi Botticino e Verona, assume una valenza simbolica e quasi cosmica, trasformandosi in presenza che trattiene e stratifica il tempo, in un dialogo continuo tra durata geologica e trasformazione organica; all’interno di questa dialettica si inserisce inoltre la relazione tra due figure archetipiche come lo Stargate e il Monolite. Il primo si configura come apertura e soglia capace di mettere in relazione spazi e tempi distinti, mentre il secondo si afferma come principio di stabilità e costruzione mentale, espressione della tensione umana verso la forma pura. Il monolite inciso nella pietra e trasposto nella pittura, diventa traccia di un impulso originario, e lo Stargate che si definisce come punto di attraversamento in cui la materia si apre alla relatività dello spazio-tempo. In questa dialettica si inserisce la dimensione cosmologica del lavoro di Ferrarini, in cui le opere attivano una percezione dell’universo più che una sua rappresentazione, mentre la pietra viene definita da Concari come “testimone del tempo profondo”, in contrapposizione al frutto che appartiene invece a un tempo biologico e ciclico.
Le opere di Federico Ferrarini si sviluppano spesso attraverso ambiguità visive e stratificazioni simboliche, come accade in Stonestar Transitum Frugum, dove una forma geometrica inizialmente percepita come alare rivela progressivamente la presenza di due uccelli in un gesto di contatto e sospensione, oppure in Stonestar, dove il marmo dialoga con la luce e lascia emergere spirali e geometrie che rimandano a un ordine naturale nascosto e continuamente rivelato dalla materia stessa. Anche nei lavori pittorici, come Fecundatio e Monolith Planet, la materia pittorica si espande e si trasforma, dando origine a una dinamica in cui la pittura assume una funzione generativa e processuale, evocando la formazione dell’universo attraverso una cosmogonia aperta in cui origine e trasformazione si sovrappongono continuamente. Il contesto della cantina, infine, contribuisce a rafforzare ulteriormente questa lettura, poiché al suo interno il tempo si sedimenta nelle botti e si dilata nei processi di maturazione, mentre le superfici espositive diventano luoghi di proiezione di architetture astrali, secondo una visione in cui vino, pietra e arte condividono una stessa grammatica della trasformazione e del divenire.













