06 agosto 2022

Straperetana compie sei anni, all’insegna del rovesciamento

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In una forma diversa dal solito, più indoor e meno spalmata tra le viuzze del paese, torna in Abruzzo la Straperetana. Che festeggia anche i primi 6 anni di vita con un libro

Straperetana, rassegna ideata da Paola Capata e Delfo Durante per gli spazi di Palazzo Maccafani di Pereto, sede abruzzese della Galleria Monitor, compie sei anni. Questa sesta edizione, curata da Saverio Verini e intitolata L’abaco rovesciato, si concluderà il 28 agosto con la presentazione di un libro che riassumerà e celebrerà l’esperienza delle prime cinque edizioni (2017-2021).

In una forma diversa dal solito, più indoor e meno spalmata tra le viuzze del paese (l’appendice esterna, curata da Matteo Fato, vede coinvolte quest’anno solo due artiste, Lea Contestabile e Daniela d’Arielli), la mostra affianca i lavori di artisti ai quali è stato chiesto di scegliere altri artisti, coetanei, o di generazioni precedenti o successive, con le cui opere mettere in dialogo le proprie.

Il concetto della mostra non si ferma comunque al mero dialogo, bensì ipotizza un ripensamento del modo in cui, da sempre, le relazioni di influenza e ispirazione sussistono tra le opere d’arte e tra gli artisti. Cosa deriva da cosa? Chi si ispira a chi? Qual è l’opera ad arricchirsi di nuove nuance di significato grazie al confronto con l’altra? I rapporti di filiazione e dipendenza tra le opere, che spesso riflettono quelli tra maestro e allievo, vengono così investigati sotto una diversa luce, uscendo dalla gabbia delle dinamiche monodirezionali e monodimensionali per scoprire invece una rete di relazioni più ampia e complessa.

È così che i visitatori potranno vedere Piero Manzoni attraverso gli occhi di Cesare Pietroiusti; o i lavori scultorei e fotografici di Sofia Bentinck e Joan Hudson in relazione con le opere di Namsal Siedlecki, che nell’arte delle proprie nonne, le due artiste, è naturalmente cresciuto; o ancora gli spaventapasseri di Riccardo Baruzzi in qualche modo paesaggisticamente affini agli scatti di Marcello Galvani, per aver i due artisti condiviso la stessa terra ravennate d’origine. Le sculture degli argentini Alek O. e Diego Bianchi, invece, si scrutano e si studiano sul terreno comune dell’assemblage, ma non celando la diversità del proprio carattere, più geometrico e astratto le une, più organico le altre.

Nella cisterna, infine, con Inhabiting without belonging, Margherita Moscardini si interroga sulla possibilità di un abitare luoghi senza appartenervi (per esempio il mare), mentre un filmato di Jan Bas Ader ci ricorda della sua ultima performance – nel 1975, volle attraversare l’oceano in una barchetta a vela – da cui non tornò più: ed ecco sorgere improvviso il sospetto che tutta l’opera dell’olandese non fosse poi altro che una straziante dichiarazione di non appartenenza a nessun luogo.

Et voila: l’abaco può essere rovesciato.

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