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Collapse, la nuova mostra di Angelo Demitri Morandini a Trento
Mostre
«Le parole galleggiano per un istante, poi cedono, generando un crollo», parola di Angelo Demitri Morandini, che ha trasformato lo spazio della galleria trentina nel teatro di Collapse, ovvero sessantuno opere in cera e paraffina che non rappresentano il collasso, ne sono l’immagine processuale esatta.
Testi geografici, testi letterari, indici borsistici e partiture musicali scandiscono il ritmo di una mostra che fin dalla scelta del titolo – «è come se fossimo al limite del collasso», dice l’artista – dichiara la sua manifesta intenzionalità di essere essenza, esatta immagine processuale della realtà, e non rappresentazione. Parimenti possiamo considerare le opere, singolarmente e nel loro insieme. Non rintracciamo la descrizione di un collasso, non lo immaginiamo ma ci troviamo di fronte, quasi dentro, fino a farne parte: non sono commento, sono processo.

Dei testi geografici identifichiamo indici e nomi delle cime dolomitiche, evocative del collasso climatico; tra i testi letterari compaiono la Divina Commedia di Dante, I promessi sposi di Manzoni e Il processo di Kafka, e insieme agli indici borsistici mettono in tensione il canone culturale e il sistema economico; le partiture musicali invece – tra cui Bach (BWV 1013, la Sonata per flauto solo), Beethoven, Chopin, Paganini e Verdi – liberano la musica restituendola a una forma che precede la notazione, al suono prima che diventasse segno. Tra questo nucleo, esposto in parte di recente al Museo d’Arte Contemporanea in occasione di Performa, figurano anche una serie di esemplari nuovi, partiture contemporanee, che espandono e combinano il linguaggio musicale.

Collapse, in particolare, la ricerca di Morandini, in generale, ci portano sempre all’interno di un sistema – certo o incerto – che istintivamente stimola una curiosità, ovvero come e dove tutto abbia inizio. «Tutto comincia in studio – confida l’artista – dove sciolgo la cera in un pentolino – cera d’api sbiancata naturalmente dalla luce, miscelata a paraffina con punto di fusione elevato, circa settanta gradi, che arriva dalla Spagna». Una volta pronte le tele, eseguite le colate e trasferito il testo sulla cera – come è un segreto che l’artista custodisce – arriva il momento magico in cui la fiamma tocca la superficie cerosа e le parole cominciano a muoversi, a galleggiare, a cedere. Può accadere su pianto verticale, e allora la cera cola e trascina il testo verso il basso in colate drammatiche, oppure sul piano orizzontale e in questo caso le parole ruotano più lentamente. Morandini ne segue il flusso, interviene con un pennello intinto nella cera calda per rifinire i bordi, fa emergere il calore del legno che trasuda sotto la tela resa traslucida dalla cera.
Il collasso avviene davvero, ogni volta, sotto i suoi occhi. E adesso anche sotto i nostri.














