25 aprile 2026

The Only True Protest is Beauty: il debutto veneziano di Dries Van Noten

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Fino al 4 ottobre, la mostra inaugurale di Fondazione Dries Van Noten trasforma l’opulenza in uno spazio di riflessione, dove oltre 200 oggetti di alta manifattura dialogano con le stanze storiche in un accumulo consapevole

The Only True Protest is Beauty, Fondazione Dries Van Noten, photo: Matteo de Mayda

Secondo Walter Benjamin – che nel 1926 scriveva Il dramma barocco tedesco – il Barocco segnava l’inizio della modernità: la nascita di un immaginario secondo il quale lo scopo dell’arte era quello di sopraffare l’osservatore, coinvolgendolo emotivamente attraverso la saturazione e la teatralità dell’opera. Benjamin è il primo a rivalutare il Barocco come oggetto filosofico di immenso valore: lo sfarzo, l’eccesso e persino il kitsch costituiscono il tentativo dell’uomo di dare senso a un mondo frammentato e fragile. All’ideale di unione del Rinascimento, il Barocco contrapponeva così la tensione dello scisma  e la necessità di emozionare lo spettatore. A distanza di esattamente cent’anni la radici di quest’analisi si ritrovano anche nella mostra inaugurale di Fondazione Dries Van Noten, a Venezia.

Virginia Leonard, A Frock Will Hide All Those Sticky Out Bits He Said, 2026. Clay, tin, lustre, resin
Courtesy of Virginia Leonard and Side Gallery

Già dal titolo, The Only True Protest is Beauty – che riprende un verso del cantautore e attivista politico statunitense Phil Ochs – l’esposizione rimanda a una dimensione etica della bellezza, in cui lo sfarzo e l’eccesso diventano, nuovamente, modo per convivere con una realtà sempre più drammatica.

«Non è una fuga dalla realtà, ma un modo per confrontarsi con essa. Quando la bellezza lascia spazio ad ambiguità, lentezza e contraddizione, quando turba invece di risolvere, allora diventa una forma sottile di protesta» così parlano del progetto i fondatori della fondazione: lo stilista belga Dries Van Noten e il suo compagno Patrick Vangheluwe. L’anno scorso, i due hanno acquistato uno dei palazzi più splendidi della laguna: Palazzo Pisani Moretta; che oggi si apre al pubblico in un tripudio di oltre 200 oggetti di alta manifattura, che spaziano dall’arte in senso stretto al design e alla moda.

The Only True Protest is Beauty, Fondazione Dries Van Noten, photo: Matteo de Mayda

Nonostante le venti sale espositive siano effettivamente divise in nuclei tematici, il percorso funziona più per assonanze che per confini rigidi, con oggetti e opere che trovano il loro posto nelle sale storiche in maniera naturale e istintiva, insinuandosi in cassetti, armadi, e mobili preesistenti. Ne risulta un insieme di manufatti preziosi che dialogano apertamente – e sottilmente – con il palazzo. Proprio poiché le distinzioni nette qui risultano sfocate e l’accumulo sembra essere uno degli escamotage prediletti da Van Noten, che cura la mostra, anche qui vi proponiamo non tanto una lettura per temi o metafore dell’esposizione, ma una sorta di lista delle meraviglie.

E dunque, ecco alcuni degli oggetti e dettagli che si possono ammirare, tra mostra e ambiente storico: posate ruvide in bronzo e acciaio di Damasco; collane di corallo; petali e steli in vetro di Murano; un soffitto affrescato da Tiepolo; sedie d’epoca e sedie di design; le silhouette d’archivio di Rei Kawakubo per Comme des Garçons; le sculture ambigue e polverose di Peter Buggenhout; coppe colme di ametista; La Vittoria della Luce sulle Tenebre di Guarana. E poi ancora: pizzi, velluti e crisalidi in oro, perle, rubini e diamanti.

The Only True Protest is Beauty, Fondazione Dries Van Noten, photo: Matteo de Mayda

A punteggiare questo teatro dello sfarzo vi sono alcune presenze che ritornano costanti, come quella di Codognato, i cui capolavori di gioielleria occupano teche e vetrine sui vari piani del palazzo, e quella dello stilista francese Christian Lacroix: le sue silhouette opulente e raffinatissime punteggiano le sale come fantasmi barocchi. Chiude il trio il fotografo Steven Shearer: i suoi ritratti di persone addormentate, di dimensioni colossali, diventano qui quasi dei muri sintetici che separano, e collegano, gli spazi.

Scegliendo di abitare il palazzo attraverso un accumulo istintivo e non gerarchico, lo stilista belga trasforma dunque l’opulenza in un dialogo vivo tra epoche distanti: se il Barocco, nelle sue forme originarie, mirava a sedurre lo sguardo attraverso la saturazione, qui l’eccesso si fa invece strumento di riflessione, un invito a non distogliere lo sguardo dalla complessità della realtà.

The Only True Protest is Beauty, Fondazione Dries Van Noten, photo: Matteo de Mayda

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