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Tra erosione ambientale, capitalismo estrattivo e futuri già compromessi, Habitat 83 prosegue il proprio percorso espositivo dedicato ai temi urgenti del presente: sabato, 16 maggio, inaugura negli spazi di Verona FUTURO PRESENTE, doppia mostra personale di Laura Pugno e Filippo Tommasoli, curata da Annalisa Ferraro con la direzione artistica di Zeno Massignan, in collaborazione con Simondi Gallery.
La mostra, terzo capitolo del nuovo format avviato da Habitat 83 dopo DEVENĪRE di Federico Gori e OLTRE di Matteo Sanna, affronta il tema del disallineamento tra sistemi naturali, economici e sociali, costruendo un percorso che interroga il rapporto tra essere umano e ambiente in una fase storica segnata da trasformazioni irreversibili. Il collasso ecologico, al quale se ne affianca uno simbolico, non appartiene più a un orizzonte distante ma coincide con il tempo che stiamo già attraversando, un FUTURO PRESENTE appunto.

In questa occasione, la pratica di Laura Pugno, da anni orientata verso il dialogo tra arte, ecologia e ricerca scientifica, si intreccia con quella di Filippo Tommasoli, artista e filmmaker che lavora sul rapporto tra immagine, verità e costruzione sociale della realtà. L’allestimento si sviluppa come una progressiva immersione dentro scenari di alterazione e perdita. Non una catastrofe improvvisa ma un lento slittamento, fatto di piccoli squilibri accumulati, erosioni invisibili e sistemi che smettono gradualmente di coincidere.

La ricerca di Laura Pugno apre il percorso concentrandosi sui territori fragili e sulle trasformazioni ambientali prodotte dall’intervento umano. In Autopoiesi, dedicata all’Ammophila arenaria, pianta fondamentale nella formazione delle dune costiere, il paesaggio emerge come organismo vulnerabile, continuamente modificato da pratiche artificiali di controllo e sfruttamento.

Anche le fotografie di Prove d’identità, realizzate lungo il litorale Adriatico e stampate su carta abrasiva composta di sabbia, mostrano un paesaggio già compromesso: il mare che arretra lascia emergere i segni delle draghe da ripascimento e delle alterazioni antropiche della costa. L’immagine conserva una dimensione poetica ma lascia affiorare progressivamente la traccia concreta della crisi climatica e dell’erosione.


Il dialogo con Filippo Tommasoli introduce una riflessione legata ai sistemi economici e tecnologici. In 14 minuti prima del buio, la leggenda del possibile crollo della Diga del Salto diventa metafora di una precarietà imminente: bastano pochi minuti perché un equilibrio apparentemente stabile si trasformi in catastrofe. Da qui il percorso si sposta verso opere come The Nike Strike, Capitalocene e I’m not a robot, dove il capitalismo contemporaneo appare come forza capace di ridefinire identità, relazioni e perfino la percezione stessa dell’umano.
La mostra intreccia così ecologia, migrazione, dissoluzione della memoria e crisi dei sistemi simbolici. In Mare Nostrum, ad esempio, immagini di corpi migranti immerse nell’acqua salata si deteriorano progressivamente, mentre nelle opere dedicate alla neve e alla scomparsa degli ecosistemi montani, come Omaggio a Wilson Bentley e A futura memoria, il paesaggio si trasforma in archivio fragile di ciò che rischia di sparire.

Il progetto si conclude con Diluvium, installazione che assume i toni di un ambiente post-catastrofico: oggetti recuperati dall’acqua e reliquie di una civiltà sommersa evocano una sorta di archeologia del futuro, dove anche la dimensione spirituale sembra incapace di opporsi al collasso.
Accanto alla dimensione curatoriale, Habitat 83 continua anche a sviluppare il proprio modello di sostegno agli artisti e di collezionismo accessibile. Come per le precedenti mostre, al termine del progetto lo spazio acquisirà un’opera dei due artisti nella propria collezione permanente, mentre alcune serie numerate verranno proposte in piccole tirature pensate per favorire nuove forme di collezionismo contemporaneo. Ad accompagnare la mostra sarà inoltre pubblicato un volume dedicato al progetto, parte integrante del format ideato da Habitat 83, che intreccia ricerca artistica, riflessione teorica e dialogo interdisciplinare sui temi affrontati dalle esposizioni.




















