03 giugno 2021

Fondazione Brescia Musei, tra archeologia e contemporaneo. Intervista al Direttore

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Alla Fondazione Brescia Musei proseguono le iniziative legate al palinsesto dedicato alla Vittoria Alata, tra cui la quarta edizione del Brescia Photo Festival "Patrimoni" con, tra le altre, la mostra di Alfred Seiland, l'apertura di nuove aree espositive, la donazione di un'opera di Emilio Isgrò per una stazione della metropolitana e un progetto di Francesco Vezzoli. Ce ne parla Stefano Karadjov, Direttore Fondazione Brescia Musei

Alfred Seiland, Al Capitolium, Brescia, Brixia, Italia, 2019, courtesy l'artista e Fondazione Brescia Musei

La Vittoria Alata è un capolavoro assoluto della statura antica e, dopo due anni di restauro all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, a febbraio 2020 è tornata alla Fondazione Brescia Musei, dove è diventata perno di una serie di iniziative che ruotano attorno alla reciproca valorizzazione tra archeologia e arti visive contemporanee. 

Al suo ritorno la statuta è stata collocata nel Capitolium, il tempio della triade capitolina all’interno di Brixia. Parco archeologico di Brescia Romana (mentre prima si trovava nelle sale del Museo di Santa Giulia), dove le è stata dedicata la cella orientale del tempio, trasformata, per accoglierla, dal riallestimento del pluripremiato architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg, a cui la Fondazione in quell’occasione ha l’ampio progetto espositivo “Architettura, pittura, scultura. In un campo di energia e processo“, conclusasi lo scorso aprile.  

In questo mesi proseguono, susseguendosi a ritmo incalzante, le iniziative legate al palinsesto dedicato alla Vittoria Alata: fino al 17 ottobre è in corso la quarta edizione del Brescia Photo Festival, che quest’anno ha il titolo “Patrimoni” e vede la curatela artistica di Renato Corsini. Tra le mostre c’è la prima retrospettiva italiana del fotografo austriaco Alfred Seiland (1952). “IMPERIVM ROMANVM. Fotografie 2005-2020“, a cura di Filippo Maggia e Francesca Morandini, e coprodotta da Brescia Musei con Skira.

L’11 giugno, inoltre, prenderà il via “Palocoscenici archeologici”, una serie di interventi curatoriali di Francesco Vezzoli (fino al 9 gennaio 2022) e, presto, “Vittoria. Il lungo viaggio di un mito”, una grande mostra sulla metamorfosi della Vittoria Alata.

Tra i progetti anche l’installazione di Emilio Isgrò, visibile dalla fine dello scorso ottobre, alla fermata “Stazione FS” della metropolitana di Brescia, Incancellabile Vittoria, donata dall’artista alla città e che si è aggiunta alle opere di Marcello Maloberti e Patrick Tuttofuoco, collocate sempre nella metropolitana.

Abbiamo parlato di tutto questo con Stefano Karadjov, Direttore Fondazione Brescia Musei

Stefano Karadjov, Direttore Fondazione Brescia Musei

Intervista a Stefano Karadjov, Direttore Fondazione Brescia Musei

La programmazione attuale di Fondazione Brescia Musei è strettamente legata al rientro della Vittoria Alata dopo il restauro. Come si colloca quest’opera nelle vostre collezioni?

«La Vittoria Alata è un caposaldo delle collezioni civiche bresciane e ha letteralmente ispirato la storia dei musei bresciani fin dall’Ottocento. Fondazione Brescia Musei e Comune di Brescia hanno deciso di intraprendere uno straordinario restauro di tipo conservativo finalizzato a garantire la sostenibilità del manufatto e la sua valorizzazione, grazie a solide basi scientifico-contenutistiche. Le operazioni hanno fatto emergere con chiarezza l’assoluta eccellenza di questo bronzo romano, illuminandoci sulla sua antica collocazione e consentendo la progettazione di una strategia di comunicazione, che passasse attraverso diversi assi chiave: un nuovo allestimento di tipo installativo-contemporaneo affidato all’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg; la scelta di un importante designer, Paolo Tassinari, per la risemantizzazione della Vittoria Alata e i progetti ad essa dedicati; l’utilizzo di arti contemporanee per illustrare il cambiamento di percezione del sito archeologico e della Vittoria Alata stessa, attraverso le immagini delle mostre del Brescia Photo Festival e le grandi opere di arte contemporanea come Incancellabile Vittoria di Emilio Isgrò in stazione metropolitana e i Palcoscenici archeologici di Francesco Vezzoli».

Fondazione Brescia Musei sta lavorando molto su un costante dialogo tra patrimonio archeologico e arte contemporanea. In che modo viene sviluppato questo dialogo? E quali sono gli attuali percorsi su cui si muove la programmazione più generale?

«Brescia Musei persegue due linee specifiche: la prima ha a che fare con il rapporto tra arte contemporanea e diritti umani, inaugurata con il grande progetto di Zehra Doğan e in programma anche per i prossimi anni; la seconda, invece, pone la città di Brescia al centro di un grande confronto tra l’archeologia e il contemporaneo, attraverso operazioni di contestualizzazione dell’arte contemporanea nell’ambito del patrimonio antico. Brescia, infatti, non solo propone uno dei più grandi siti archeologici urbani del nord Italia, quello di Brixia città romana, ma è anche parte del Patrimonio Mondiale Unesco attraverso il sito I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568 – 774 d.C.), che quest’anno celebrerà il decennale.
La contestualizzazione dell’arte contemporanea attraverso il contesto antico – come nel caso della mostra di Alfred Seiland – consente di rendere vivo il patrimonio archeologico, reinterpretandolo e ispirando le avanguardie della creatività contemporanea, che sono gli artisti». 

La Vittoria Alata dopo il restauro nel Capitolium con il nuovo allestimento di Juan Navarro Baldeweg
Credits: Archivio fotografico Musei di Brescia ©Alessandra Chemollo
Il Brescia Photo Festival 2021, dedicato ai patrimoni culturali, archeologici e storici, è tra le vostre più ampie iniziative di quest’anno e coinvolge anche altre istituzioni. Come è nata la sinergia tra istituzioni e come si declina in questo grande evento?

«Fondazione Brescia Musei è il soggetto promotore della IV edizione del Brescia Photo Festival e insieme a Skira co-produce la mostra “Alfred Seiland. IMPERIVM ROMANV. Fotografie 2005 – 2020”, flagship exhibition del Photo Festival. Insieme al curatore artistico Renato Corsini, direttore del Macof – Centro della fotografia italiana, abbiamo impostato un progetto di 18 mostre in 9 spazi espositivi: il Museo di Santa Giulia, il Museo delle Armi “Luigi Marzoli”, la stessa sede del Macof presso il MO.CA, ma anche altri importanti spazi della città come il Museo Mille Miglia, lo Spazio Contemporanea e Bunkervik, solo per citarne alcuni. L’idea è che la fotografia diventi, per quattro mesi, il medium-ponte tra enti istituzionali diversi, raccontando una città fortemente votata alla cultura dell’immagine».

L’allestimento di Juan Navarro Baldeweg, courtesy l’artista e Fondazione Brescia Musei
In particolare quali aspetti del tema indaga la mostra dedicata al lavoro di Alfred Seiland?

«La scelta di ospitare la mostra di Seiland e di produrre la prima versione italiana – peraltro la più grande mai realizzata dopo le altre 4 itineranze internazionali (Museo Romano Germanico di Colonia, Rencontres di Arles e l’Albertina di Vienna) – è emblematica del nostro approccio. Alfred Seiland è un artista che da 15 anni scova all’interno del paesaggio urbano e naturale contemporaneo i relitti della romanità, dandogli un’accezione funzionale. Questa accezione li priva da un lato della loro purezza archeologica e dall’altro li contamina con le funzioni della contemporaneità quali il turismo di massa, i trasporti, il divertimento. Questo approccio antiretorico, opposto alla rappresentazione dominante della fotografia archeologica, è perfettamente convergente con il cammino intrapreso da Brescia Musei in questi anni, volto ad una risemantizzazione complessiva del concetto della Brescia romana».

Alfred Seiland, Al Museo di Santa Giulia, Brescia, Italia, 2020, courtesy l’artista e Fondazione Brescia Musei
Brescia Musei ha da poco inaugurato dei nuovi spazi espositivi. Quale sarà la loro destinazione?

«I nuovi spazi del Quadrilatero rinascimentale, il grande rettangolo espositivo che circonda il chiostro rinascimentale di Santa Giulia, sono stati recuperati nel periodo del lockdown, quando le attività espositive erano sospese. Ciò ha consentito di restituire alla città, ma anche alla comunità italiana e internazionale delle mostre, uno spazio espositivo dedicato alle temporanee. Oltre 2mila mq, in un contesto architettonico monumentale rinascimentale, ripristinati nella loro pulizia architettonica e resi agibili per operazioni che saranno quanto mai interessanti nell’ottica dello sviluppo delle attività che presumiamo ci attenderà da qui all’anno 2023, quando Brescia e Bergamo ricopriranno il ruolo di Capitali italiane della Cultura. I nuovi spazi possono essere considerati un unicum italiano, poiché si trovano all’interno di un complesso che dispone di aree museali permanenti per circa 12mila mq. È facile immaginare i possibili dialoghi che questi spazi potranno intercorrere. Il Photo Festival li ha occupati quasi tutti e d’ora in avanti potranno ospitare operazioni di ogni taglio: esposizioni ma anche eventi».

Brescia Photo Festival, Museo di Santa Giulia, Alfred Seiland, courtesy Fondazione Brescia Musei
Quali saranno i progetti espositivi che Fondazione Brescia Musei proporrà nei prossimi mesi? Può darci qualche anticipazione sul progetto di Francesco Vezzoli?

«Il progetto “Palcoscenici archeologici” di Francesco Vezzoli si propone come piacevole passeggiata lungo i due siti monumentali di Brescia: Brixia. Parco archeologico di Brescia romana e Museo di Santa Giulia. Il percorso, che vedrà opere dell’artista in dialogo con domus romane e sculture del Tempio Capitolino, è antesignano del cosiddetto Corridoio Unesco: la grande passeggiata, accessibile anche ai disabili, che permetterà di collegare i due siti museali, recuperando spazi an plein air attualmente riservati ai soli visitatori dei musei. 
Una vera e propria passeggiata, prima di tutto dedicata ai bresciani, che vedrà la propria realizzazione nel corso del prossimo anno e che racconterà la storia di uno spazio che si sviluppa dal I secolo a.C. fino al XVIII, e che non cessa di essere animato da nuove interpretazioni come quelle illuminanti di Francesco Vezzoli».

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