01 giugno 2021

Quando i musei ripartono dal sociale: il caso del MAGMA di Follonica

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“Museo Terra d’Incontro” è il nuovo progetto espositivo e laboratoriale promosso dal MAGMA di Follonica, il museo nell’ex fonderia dell'Ilva, che riparte dal territorio

Esistono luoghi sospesi nella società contemporanea, luoghi al di fuori dell’ordinario, dal quotidiano e dal tempo. Luoghi che troppo spesso vengono dimenticati o ricordati esclusivamente per la loro funzione meramente “estetica”. Questi luoghi strani, spazi altri, sono i musei. Nell’ultimo anno ne abbiamo sentito parlare poco o in relazione alla discontinua altalena di aperture-chiusure-riaperture che ha interessato l’intero settore culturale, chiamato a confrontarsi con una situazione totalmente nuova e a dover trovare risposte a domande importanti.

Reinventarsi, questa è la parola chiave dell’anno, senza avere a portata di mano istruzioni precise sul come fare e da dove partire. Sempre più spesso, allora, capita di chiedersi quale sia il ruolo di questi istituti oggi e quale sarà in futuro. Al di là delle grandi mostre mainstream, degli eventi mondani, delle dirette online e delle reti istituzionali, la domanda fondamentale che ci poniamo oggi, in questo momento storico particolare, è: ma a cosa servono veramente i musei?

Ecco che una risposta concreta arriva da un piccolo museo in Maremma, a Follonica, il MAGMA – Museo delle Arti in Ghisa nella Maremma, un museo nato come una fenice dai resti della fonderia Ilva, in cui si produceva la ghisa, e oggi straordinario esempio virtuoso di archeologia industriale. Qui, la riflessione sulla ripartenza e su come riaprire al pubblico, dopo molti mesi di fermo, è stata trovata nel tessuto sociale, dando vita a un progetto sperimentale nato con l’intenzione di far dialogare fra loro realtà eterogenee ma che condividono lo stesso concetto di rigenerazione, caro al luogo e al momento storico.

magma follonica
Ph. Barbara Tognotti

Il Museo come Terra d’Incontro: il progetto del MAGMA di Follonica

“Museo: Terra d’Incontro” è la risposta, una mostra curata dalla Cooperativa Zoe in collaborazione con la Cooperativa Arcobaleno, in cui l’arte diventa strumento di confronto e il museo uno spazio aperto, accogliente, in cui diverse esperienze possono collaborare in modo fertile e spontaneo. Storie di viaggi e migrazioni si intrecciano a quelle di animali fantastici e mostruosi, condividendo il tema della rinascita e l’esigenza di trasformazione.

Protagonisti di questa avventura straordinaria nell’inconscio tra stato di veglia e di realtà, sono La Combriccola della Ceramica, un collettivo di artisti diversamente abili che si esprime utilizzando l’argilla, Gianpiero Fabbrizzi, un artista di Gavorrano, e Terra di Tutti, un’impresa sociale con sede in Lucchesia. Il risultato è un melting pot caloroso, in cui è facile perdersi affascinati dalle tante e variopinte storie che ogni oggetto racconta, per poi ritrovarsi in un substrato sociale comune e conosciuto a tutti, che parla di ricerca di creatività, voglia di collaborare.

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Ph. Barbara Tognotti

Il Magma aveva già dato vita, nel 2019, a un progetto di inclusione sociale chiamato “Prospettive d’Arte” e da allora sono stati attivati diversi programmi e laboratori per persone con necessità speciali, come per esempio il progetto per la rete Musei Toscani per l’Alzheimer, in una nuova direzione che ha l’obiettivo di rovesciare il punto di vista canonico di luogo elitario e riportare i musei al centro della cittadinanza attiva.

“Museo Terra d’Incontro” sposa il concetto di museo come spazio dinamico, eliminando il pregiudizio di essere meri contenitori di esposizioni, o spazi esclusivi, per diventare luoghi in cui tutti i settori della società hanno il loro peso. Un esperimento che tenta di sfondare quella che viene chiamata quarta parete, e dunque il pregiudizio che vede il museo, a causa di possibili limiti concettuali o intellettuali, come un luogo che non abbia niente da offrire a persone speciali, e che queste non abbiano nessun ruolo attivo possibile nel grande calderone artistico, troppo spesso giudicato come elitario. In un momento storico in cui l’emergenza sanitaria imponeva l’isolamento, il MAGMA ha creato connessione, come fonte di ispirazione comune tra le diverse esperienze artistiche che qui hanno trovato uno spazio condiviso in cui poter giocare assieme, tra loro e con il museo.

magma follonica
Ph. Barbara Tognotti

I protagonisti del progetto

In questo contesto di sperimentazione, i ragazzi della Combriccola della Ceramica si sono ispirati alle sculture animalesche che venivano prodotte nella sede della Fonderia dalla Scuola di Ornato, esposti al primo piano del museo, per realizzare il loro bestiario fantastico. Animali mai realizzati tuttavia possibili: canguri, capricorni, lumache, moderne creature mitologiche che sembrano discendere direttamente da una nuova scuola artigianale ri-sorta al museo, nella profonda fantasia delle nuove generazioni.

Gianpiero Fabbrizzi ha invece recuperato materiale industriale risultante da un grave incendio che ha colpito nel 2018 l’autoparco di Gavorrano, per assemblarlo e dare vita a creature fantasiose, sculture che raccontano storie di duro lavoro e di operai nell’hinterland follonichese, trasformate in splendidi animali dal gusto industriale.

Ph. Barbara Tognotti

Terra di Tutti è un’impresa sociale che, in collaborazione con l’Università di Firenze, Laboratorio di Design per la Sostenibilità (LDS-UNIFI), ha sviluppato una linea di oggettistica in legno che racconta, anche tramite l’ausilio della realtà aumentata, storie di viaggi migratori. Terra di tutti recupera capacità artigianali, talvolta sopite a causa di vite difficili, impiegando persone che si distinguono per le loro abilità manuali ma che il sistema produttivo attuale tende ad escludere. Il lavoro è progettato e realizzato in sinergia con migranti, che trovano qui un’occasione di inserimento, momentaneo o permanente, all’interno del tessuto sociale del territorio.

Ph. Barbara Tognotti

A questi contributi si aggiunge quello multimediale dell’associazione culturale Gattopicchio, realizzato da un gruppo di ragazzi con diverse disabilità, una serie di voci tribali ossessive che inondano i cunicoli industriali, un grido di rinascita diretto alla società civile per comunicare l’importanza sociale della cultura. Un’esposizione ricca e a tratti disarmate per la sua spontaneità e per la profonda verità che esprime: il ruolo dei musei oggi è quello di essere realtà inclusive, al servizio della società.

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