19 luglio 2022

ORLAN, l’identità ieri e oggi: intervista all’artista

di

Contro gli influencer e la censura, per il valore dell'arte e della scelta: intervista a tutto tondo con ORLAN, protagonista in Puglia degli incontri di Domus Art Residency

ORLAN, Le baiser de l'artiste, 1977, dettaglio

Istrionica, audace, trasgressiva, anticonformista, molti sono gli aggettivi attribuibili a Mireille Suzanne Francette Porte, in arte ORLAN (Saint-Étienne, 1947), ospite lo scorso lunedì 18 luglio di Domus, programma di residenze artistiche, fondato a Galatina dall’artista-performer Romina De Novellis. L’artista francese ha parlato nell’ambito del programma 2022 di Domus, composto da talk e incontri (tra le invitate anche Paola Ugolini e Silvia Giambrone), intitolato Perform(her), con un’accezione spiccatamente femminile (ed ecofemminista). Artista tra le più significative del panorama internazionale, fin dagli anni Settanta agisce con e sul proprio corpo, contribuendo in modo significativo a scrivere la storia della Performing Art e della Body Art. Etichette entrambe insufficienti a spiegare il suo lavoro, al punto da indurla a crearne un’altra (con relativo manifesto), Arte Carnale, che contrariamente alla Body Art non cerca il dolore come fonte di purificazione o redenzione. Femminista e contraria ad ogni formula statutaria di bellezza, è nota per essersi sottoposta a ripetuti interventi chirurgici per trasformare il suo aspetto in un nuovo modello estetico, diverso da quello che la società abitualmente richiede ad una donna. Il suo nome d’arte, scritto rigorosamente in maiuscolo, è l’incipit di un’identità nuova, completamente riformata, priva di patronimico e di qualunque riferimento alle consuetudini sociali. Le abbiamo chiesto di raccontarci alcuni dei punti fondamentali della sua ricerca.

PERFORM(HER), Domus Artist Residency – Galatina

Fin dagli anni Sessanta agisci sul tuo corpo, usandolo come prioritario mezzo di espressione. Perché hai scelto la performance come linguaggio? Che potenzialità ha per te che altri mezzi espressivi non posseggono?
Ho iniziato il mio lavoro con la scultura, disegnando e dipingendo. Poco dopo ho cominciato a pensare al corpo come materiale espressivo perché io sono un corpo, nient’altro che un corpo, un corpo intero e pensante. Tutto ciò che unico è politico: il corpo è politico, il privato è politico. Negli anni Settanta ho creato la mia serie Body-sculpture mettendo in discussione la cultura occidentale. Nella mia carriera ho usato molto il mio corpo assumendo pose inconsuete e diverse da quelle fotografate da artisti uomini. Ancora oggi lavoro sul significato del corpo nella società, in particolare su quello femminile e sulle pressioni a cui è sottoposto: culturali, politiche e religiose. Tuttavia non mi considero una performer, sono un’artista che non è soggetta ad una materia, ad una pratica artistica, ad un linguaggio, ad una tecnica o tecnologia, vecchia o nuova che sia. Cerco di dire cose importanti per il mio tempo mettendo in discussione i fatti della società rimanendone distaccata. Nel mio lavoro prima cerco i contenuti e poi mi interrogo sulle materie e sul linguaggio più adeguati ad esprimerli. Mi considero un’artista concettuale che ama la carne, il colore e la materia.

PERFORM(HER), Domus Artist Residency – Galatina

Nella performance intitolata Se vendre sur les marchés en petits morceaux (1976-77) ti ponevi la domanda: “Il mio corpo mi appartiene realmente?” Quale risposta senti di dare? Il nostro corpo ci appartiene?
Vendevo foto di frammenti del mio corpo, fotografati in bianco e nero, a grandezza naturale, incollati su legno, mentre intorno a me altri vendevano porri, patate, pere e carote. Su un cartello era scritto: “Il mio corpo mi appartiene davvero?” e su un altro: “ORLAN puro garantito, senza colorante né conservante”. Purtroppo è facile rendersi conto che il nostro corpo non ci appartiene o ci appartiene molto poco. Soprattutto per le donne. La prova più evidente è oggi negli Stati Uniti che hanno eliminato diritto all’aborto e vogliono persino mettere in discussione il matrimonio tra persone dello stesso sesso, così come la contraccezione.

PERFORM(HER), Domus Artist Residency – Galatina

Nella nota performance Le Baiser de l’Artiste (1977), presentata a Parigi, in occasione della quarta edizione di FIAC, nascosta dietro una sorta di armatura raffigurante il tuo corpo, baciavi chiunque avesse inserito all’interno dell’apposita fessura cinque franchi. È solo una delle tue tante performance in cui è richiesta un’interazione con lo spettatore. Quale ruolo assumono il pubblico e le sue reazioni nella tua ricerca?
Le Baiser de l’Artiste è una grande scultura su piedistallo nero. Da un lato vi era la mia effigie a grandezza naturale in bianco e nero, travestita da Madonna. Offrendo 5 franchi era possibile accendere delle candele a Saint-ORLAN. Dall’altro lato c’era un’altra fotografia a grandezza naturale raffigurante il mio busto con il seno che lampeggiava, con una luce a led di colore rosso e una freccia con l’indicazione “5 franchi” per indicare la fessura dove si poteva inserire la moneta. Questa cadeva in una gola di plastica trasparente e finiva in un pube dello stesso materiale. È successo al Grand Palais e chiunque inseriva la moneta riceveva un mio bacio alla francese. Ne è derivato un grande scandalo mediatico, in seguito al quale ho ricevuto un telegramma della scuola dove insegnavo che diceva: “Il tuo atteggiamento pubblico di questi ultimi giorni è incompatibile con il tuo ruolo di formatore. Tutte le tue lezioni sono sospese”. I miei studenti hanno subito scioperato e hanno chiesto che fossi reintegrata, cosa che non è mai avvenuta. È seguito un periodo terribile. Non avevo più soldi e ho perso anche il mio studio con tante opere perché avevano posto i sigilli a casa mia. Non sapevo dove dormire e non avevo cibo. Alla fine sono riuscita a cavarmela superando un concorso per diventare insegnante in una scuola di Belle Arti.

ORLAN

La tua ricerca attuale sta assumendo sempre più una traiettoria robotica, utilizzando la realtà aumentata e il 3D. Ci spieghi il valore di questa nuova direzione?
Non sono una tecnofila né una tecnofoba, ma amo vivere il nostro tempo e la sua tecnologia. Da adolescente non avrei mai potuto immaginare che un giorno avrei avuto in tasca un cellulare che mi avrebbe detto dove mi trovavo e quanto fossi lontano da un museo da visitare e a cui potevo porre molte domande. Molto presto mi sono interessata al video e alla minitel, antenata di internet. Ho realizzato opere in realtà aumentata ma mai per usare semplicemente una tecnologia ma perché quella tecnologia mi permetteva di dire qualcosa di importante. Ho anche fatto scansionare il mio corpo e l’ho fatto articolare e programmare. Mi sono perfino trasformata in una maschera dell’Opera di Pechino per protestare contro il divieto per le donne di calcare il palcoscenico, riservando agli uomini anche i ruoli femminili. In Tentative to out of the frame ho anche ibridato il mio viso con le maschere di Pechino. Attraverso un QRcode era possibile incontrare il mio avatar, vederlo fare acrobazie e scattare foto con lui. Mi è sembrato importante come donna creare un robot, una scultura in movimento che ho chiamato ORLANOIDE, dotata di un’intelligenza artificiale combinata all’intelligenza collettiva e sociale. Il robot mi somiglia e parla con la mia voce. È un work in progress. Attualmente posso portarlo alle mie conferenze in modo che possa tradurre simultaneamente tutto ciò che dico in inglese.

Dagli anni Ottanta ad oggi abbiamo assistito alla rivoluzione digitale. L’avvento di internet e dei social come ha inciso sulla tua ricerca?
I social possono essere interessanti se non passi tutto il tuo tempo a fare solo quello invece di diversificare i tuoi interessi e sperimentare altre cose. Personalmente sono molto preoccupata dal fenomeno degli influencer che stanno rialimentando tutti gli stereotipi, i modelli, che nei decenni io ed altri artisti abbiamo cercato di decostruire. Gli influencer stanno costruendo una società standardizzata e piena di idiozia.

PERFORM(HER), Domus Artist Residency – Galatina

Il tuo lavoro ha sempre avuto un’impronta fortemente femminista. Che vuol dire per te essere una femminista oggi?
In effetti ho sempre lavorato affinché lo status delle donne e dei loro corpi fosse liberato, emancipato ed eguale agli uomini. Attualmente ho l’impressione che il mio operato sia stato inutile. Dopo alcune aperture, oggi tutto sembra stia tornando a chiudersi. Com’è possibile che non sia consentito mostrare un corpo, un seno femminile su Instagram o Facebook senza che la pubblicazione sia cancellata o offuscata? Per me questo è davvero aberrante. Oggi siamo sotto la tirannia della censura, come quando coprivano i nudi di Michelangelo nella Cappella Sistina. Com’è possibile che l’aborto, la contraccezione o il matrimonio per tutti siano ancora messi in discussione? Riguardo la nudità, se è vero, come vuole la Chiesa, che Dio ha creato l’uomo a sua immagine, il corpo nudo andrebbe mostrato proprio per rendere omaggio al Creatore. Riguardo ad aborto, contraccezione, libertà sessuale, nessuno può e deve interferire nella vita privata degli altri. Purtroppo le religioni sono state create dall’uomo affinché i maschi mantengano il patriarcato e la misoginia. Le conseguenze sono gravi perché il femminismo non uccide ma il patriarcato sì.

1 commento

  1. sono un alievo di orlan del tempo dove era professoressa a la scula dei belli arti di macon …(francia) avrei bisogno di parlare con lei ho diretamente ho per email ho provato diverse volte a contatarla ma sono poco bravo con le nuove tecnologie e non ho obtenuto niente se fosse possibile tramite voi ..vi sarei molto grato cordialement gilles roux

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui