31 maggio 2026

Nel porto di Napoli l’arte è un processo condiviso: il progetto di Gianluigi Maria Masucci

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Una mostra-processo curata da Giorgio Verzotti, tra cime navali recuperate e pratiche condivise con la comunità. Intervista ad artista e curatore

CIMATICA. 19 Aprile. I FUOCO A PORTOSALVO. Ph. Lissette Santiago

Nel porto antico di Napoli, negli spazi della Chiesa di Santa Maria di Portosalvo, CIMATICA di Gianluigi Maria Masucci è una mostra nata da mesi di laboratori, incontri e interventi condivisi con il territorio. Curato da Giorgio Verzotti e promosso dal Comune di Napoli nell’ambito di Visioni contemporanee, il progetto usa le opere come punti di condensazione temporanea, e lo fa mettendo insieme pittura, scultura, performance e ricerca partecipativa, muovendosi come un organismo aperto in cui persone e opera continuano a modificarsi reciprocamente, a orientarsi a vicenda. Non a caso, Verzotti insiste sulla dimensione processuale del progetto, evocando le esperienze dell’arte relazionale e della Process Art: l’artista stesso «perde il suo ruolo autoriale per divenire qualcosa d’altro, un operatore culturale, uno stimolatore di sensibilità e creatività diffuse, uno storico del contesto in cui la sua azione prende vita, un agente della memoria collettiva».

Tra i lavori presentati, Chrono-ANIMA-Kairos, di Gianluigi Maria Masucci occupa un ruolo centrale: una scultura luminosa realizzata con cime dismesse recuperate dai cantieri navali del porto di Napoli, nata dal coinvolgimento diretto di cittadini e comunità locali. Il progetto si inserisce così dentro una riflessione più ampia sul rapporto tra arte e trasformazione urbana, ma anche sulla possibilità di riattivare spazi segnati dal tempo e dall’abbandono senza cancellarne le tracce.

CIMATICA.19 Aprile. I FUOCO A PORTOSALVO. Ph Lissette Santiago.7

Il curatore legge il lavoro di Masucci come un passaggio dal site-specific al “life-specific”, con l’opera che smette di coincidere con un oggetto autonomo per diventare attivatore di relazioni, richiamando tanto le genealogie dell’arte processuale quanto alcune esperienze dell’arte relazionale, pur mantenendo un forte radicamento nel contesto napoletano e nella specificità degli edifici religiosi coinvolti. Anche la scelta di Santa Maria di Portosalvo, in quest’ottica, non è casuale se si considera la fortissima valenza simbolica che la chiesa riveste guardando al legale fra il mare e le comunità che storicamente gravitavano attorno al porto. CIMATICA prova così a riattivare quella memoria senza trasformarla in scenografia, interrogando piuttosto la possibilità di nuovi usi civici e culturali.

CIMATICA di G.M. Masucci a cura di G. Verzotti, Navata centrale della Chiesa di Santa Maria di Portosalvo

Abbiamo intervistato l’artista e il curatore per approfondire le origini e le tensioni che attraversano il progetto.

Giorgio Verzotti, CIMATICA nasce da un processo lungo mesi. Come si è orientato nelle sue scelte curatoriali di fronte a un materiale così stratificato e in continua evoluzione?

«L’importante è stato focalizzare sulla fase attuale del lavoro, che in effetti è in continuo divenire. Tenendo presente l’evoluzione del pensiero e delle pratiche di Masucci ci siamo concentrati sulle opere più recenti, che includono il riuso di materiali legati all’attività portuale, in quanto attestano il nuovo approdo della ricerca. Non abbiamo però trascurato di lasciare alcune tracce del lavoro precedente, in particolare esemplari di quei disegni da cui, quasi inconsciamente, sono nati schemi figurali che poi si ritrovano realizzati con altre tecniche. Personalmente, ho voluto che la mostra fosse il più possibile basata su una pratica di ostensione, come si conviene all’interno di una chiesa cattolica, dove potessero convivere le opere dell’artista e gli arredi ecclesiastici, quasi senza soluzione di continuità».

Cime. Dettagli dei filamenti

La mostra si colloca in un luogo carico di storia, nel cuore del Mandracchio. Quanto il genius loci ha condizionato la lettura critica delle opere? Esiste, a suo avviso, una tensione produttiva tra il registro sacro dell’architettura e le pratiche contemporanee di rigenerazione urbana che la mostra mette in scena?

«Il Genius Loci rimanda a qualcosa di fisso, di radicale nel senso della radice. Masucci si occupa di flussi, di vibrazioni, di divenire e la sua ricerca è tanto più interessante in quanto cerca di coniugare la profondità della radice con il mutamento, diciamo con il continuo affiorare e propagarsi del rizoma. Così come cerca di coniugare la storia con il mito, il locale con l’universale. C’è senza dubbio una relazione fra l’edificio religioso e la rigenerazione urbana, nel senso che l’uno dovrebbe stimolare l’altra. In altri termini, la chiesa viene scelta come luogo deputato dove, per definizione, si ritrova una comunità, “legata” dal credo religioso. Non è uno spazio da fruire individualmente, il confronto col divino passa ovviamente attraverso un rapporto “vis a’ vis”, fra ognuno di noi e il “suo” dio. Ma la chiesa è dall’origine uno spazio collettivo, aperto all’interazione fra le persone che compongono una comunità. Quest’ultima nella chiesa si esprime, elabora relazioni, fonda una identità, costruisce una memoria. Esprime anche le proprie esigenze, le proprie richieste, che possono in effetti portare a rigenerazioni ove sentite necessarie, urbane o d’altra natura».

Gianluigi Maria Masucci, Chrono-ANIMA-Kairos è una scultura luminosa tessuta con cime dismesse recuperate dai cantieri navali. Come è nata la scelta di un materiale così segnato dal lavoro e dall’abbandono?

«Ogni oggetto conserva una memoria, è un’energia stratificata in se stessa.

L’immersione, la tensione, l’ancoraggio, l’avvolgimento, la tessitura, l’annodamento, l’intreccio, la trama, il lancio, lo scioglimento, e l’emersione sono conservate tra le fibre della cima, un oggetto che per sua natura è di per sé un rosario di mare. Sono talmente belle e dignitose che nulla in loro ho trovato abbandonato, mi è bastato solo renderle visibili come non è mai stato fatto prima.

Rosari di Mare, agli adulti, dettaglio. Gianluigi Maria Masucci

Per queste qualità ho individuato nelle cime, composte da migliaia di filamenti armonizzate in un flusso di coerenza, il materiale giusto per rendere tangibile Chrono-ANIMA-Kairos: la scultura luminosa riproduce quello che è un diagramma di radicamento al sacro, e un dispositivo di Medicina Civica e perno di una ricerca-azione transidsciplinare (P-E-A-C-E, Parola-Ecologia,Arte,Comunità,Esistenza) volta alla riattivazione del patrimonio latente, che da anni abita l’eccezionale densità di edifici di culto (41,66 unità sacre per chilometro quadrato) di cui Napoli è articolata».

Come ha gestito il confine tra la visione artistica personale e il contributo della comunità?

«Nell’operare esistono diversi piani di azione. Ogni lavoro, seppur mantenga la propria esistenza autonomamente, è parte di un organismo la cui qualità è emergente, nata dalla vita delle persone e dei luoghi, e la cui direzione si rivolge al metabolismo di queste vite nel loro insieme: questa l’essenza del Life-Specific. L’ascolto, l’incontro, la lettura, la registrazione, la trascrizione, l’elaborazione e il consolidamento hanno tempi e modalità differenti a seconda degli oggetti o delle azioni che danno vita all’organismo.

CIMATICA.19 Aprile. I FUOCO A PORTOSALVO.ph Lissette Santiago.7

Per CIMATICA l’archetipo è la Stella Maris e il riferimento è una comunità portuale, il popolo del mare. Pertanto alcune opere partono e, innescate nella vita delle persone, intraprendono quel viaggio di cui non sappiamo la durata e di cui non è certo un ritorno. Altre invece aspettano e si trasformano, sperimentando l’architettura della Chiesa di Santa Maria di Portosalvo come dialogo vibrante con i cittadini: luce e processo.

Ci sono viaggi lunghi, viaggi brevi e viaggi eterni. Alcuni di questi vengono compiuti insieme agli altri, altri necessitano di solitudine».

Life-Specific, Azione simbolica con il cittadino Salvatore. Ph Simone Esposito

Qual è, quindi, il ruolo della luce e delle stelle?

«Nell’emisfero nord, soprattutto in passato quando la tecnologia non offriva strumenti complessi, i naviganti ricostruivano costantemente la rotta relazionando la propria meta con la stella polare e in qualsiasi parte del mondo trovavano riferimento dal mare sulla costa, attraverso fuochi accesi dagli altri esseri umani.

Il carattere emergente di questa co-creazione richiede una profonda onestà e intuizione, una inesorabile sincerità grazie alla quale la strada è indicata all’organismo e non corrotta.

Rosari di Mare, Ai Bambini .Gianluigi Maria Masucci. Ph. P-E-A-C-E

Questa sincerità è la prontezza nel cogliere il momento in cui una testimonianza dei cittadini, un elemento architettonico o un deposito energetico percepito nel luogo, determinano una rotta precisa, manifestandosi anche a scapito delle mie personali valutazioni estetiche o delle mie preferenze. L’artista qui non è un centro, ma un agente che favorisce un processo. Non la stella polare che indica il cammino – sarebbe presuntuoso – ma mi sento piuttosto la nave che consente il viaggio o come una lingua universale che tutto l’equipaggio di naviganti conosce e condivide per poter dialogare e interpretare la rotta. Trovo che nel contemporaneo si confonda spesso la libertà con la schiavitù: l’arte diventa viva solo quando smette di essere fine a se stessa e diventa un’altra possibilità, uno slancio senza tempo, dove si possa aprire l’eventualità per l’eterno di conoscere se stesso».

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