03 maggio 2026

Le mostre da non perdere a maggio: speciale Venezia

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L’appuntamento mensile dedicato alle mostre e ai progetti espositivi più interessanti di prossima apertura, a Venezia: ecco la nostra selezione per il mese di maggio

Lu Yang, DOKU The Illusion, 2026

Marina Abramović. Transforming Energy, Gallerie dell’Accademia

Marina Abramovic ©Yu Jieyu

Dal 6 maggio al 19 ottobre le Gallerie dell’Accademia di Venezia ospitano Transforming Energy, mostra personale di Marina Abramović che instaura un profondo dialogo tra la sua pionieristica arte performativa e i capolavori rinascimentali che hanno plasmato l’identità culturale di Venezia. Curata da Shai Baitel, Direttore Artistico del Modern Art Museum (MAM) di Shanghai, in stretta collaborazione con l’artista, l’esposizione si sviluppa sia nelle sale della collezione permanente che negli spazi delle mostre temporanee inserendo la ricerca di Abramović nel cuore stesso del patrimonio veneziano. Al centro della mostra c’è l’incontro tra passato e presente, materiale e immateriale, corpo e spirito : i visitatori sono invitati a sperimentare una serie di “Transitory Objects” interattivi — letti e strutture in pietra con cristalli incastonati — sdraiandosi, sedendosi o rimanendo in piedi su di essi, attivando quella che Abramović definisce “trasmissione di energia”.

Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince, Fondazione Prada

Arthur Jafa, Mickey Mouse was a Scorpio, 2017 (detail). Private collection © Arthur Jafa / Midnight Robber © Ph. Ian Watts.TV. Richard Prince, Graduation, 2008. Collection of Larry Gagosian © Richard Prince

Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince, a cura di Nancy Spector, è in programma dal 9 maggio al 23 novembre nella sede veneziana di Ca’ Corner della Regina. Nati a dieci anni di distanza, Jafa e Prince condividono un approccio radicale nei confronti dell’appropriazione e della manipolazione di immagini tratte da film, romanzi pulp, fumetti, video YouTube, racconti di fantascienza, copertine di dischi, poster di rock band, prime edizioni di volumi della Beat Generation, news, cimeli di celebrità e post sui social media. La mostra riunisce oltre cinquanta opere, tra fotografie, video, installazioni, sculture e dipinti. Sono inoltre presentati nuovi lavori di Jafa e Prince e una zine realizzata in collaborazione tra i due artisti in cui sono raccolte le immagini che si sono scambiati durante la realizzazione del progetto espositivo.

Lara Favaretto e Monia Ben Hamouda, Biblioteca Nazionale Marciana 

Lara Favaretto, Momentary Monument – The Library, 2012. Installation view, Just Knocked Out, MoMA PS1, New York, Stati Uniti. Ph. Matthew Septimus

Dal 9 maggio al 22 novembre le sale della Biblioteca Nazionale Marciana ospitano la prima mostra promossa dalla Fondazione Bvlgari in occasione della Biennale Arte 2026. Il progetto riunisce due interventi site specific firmati da Lara Favaretto e Monia Ben Hamouda, protagoniste di una generazione che interroga il sapere come materia viva. Ad aprire il percorso è Fragments of fire worship. Nel Vestibolo, Ben Hamouda installa due sculture al neon che evocano una scrittura spezzata, indecifrabile. Nel Salone Sansovino, Favaretto presenta la settima e ultima edizione di Momentary Monument – The Library, un dispositivo che riattiva il libro come infrastruttura critica.

Canicula, Complesso dell’Ospedaletto

Canicula, cover image. © Giacomo Bianco

Dal 6 maggio al 22 novembre il Complesso dell’Ospedaletto ospita Canicula, il terzo e ultimo capitolo della “Trilogia delle incertezze”, a cura di Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi, che presenta in anteprima otto nuove installazioni video site-specific commissionate e prodotte da Fondazione In Between Art Film a Lawrence Abu HamdanMassimo D’Anolfi e Martina ParentiRoman Khimei e Yarema MalashchukJanis Rafa, P. StaffWang TuoYuyan Wang Maya Watanabe. prende le mosse da fenomeni di luce e calore estremi, considerati come cornici materiali e metaforiche entro cui la materia, le persone e le idee sono sottoposte a una forte pressione. Il sovraccarico di immagini, la distorsione delle informazioni, la saturazione della memoria, l’abuso di potere e le temperature opprimenti stanno conducendo le società – e, di fatto, la Terra stessa – sull’orlo del collasso. Le opere di Canicula richiamano le sensazioni legate all’atmosfera gravosa del presente, in cui sono immersi i nostri corpi, le nostre sensibilità e la politica.

Marinella Senatore. We Rise by Lifting Others, The Human Safety Net 

Genrali assicurazioni. Human safety net foundation with Marinella Senatore. Warsaw, Poland. December 9, 10, 2025. Ph. Mazen Jannoun

Dal 7 maggio 2026 al 22 marzo 2027, La Casa di The Human Safety Net ospita We Rise by Lifting Others, il nuovo progetto di art for social impact di Marinella Senatore, sviluppato in collaborazione con The Human Safety Net e frutto di un processo partecipativo che ha coinvolto famiglie sostenute da The Human Safety Net e da alcune delle sue organizzazioni partner attive a Varsavia, Mestre e Palermo. La mostra prende forma attraverso una monumentale luminaria e una serie di arazzi che intrecciano immagini e testi generati nel corso dei laboratori, segnando una nuova fase della ricerca dell’artista. Il paesaggio, inteso come spazio relazionale e simbolico, diventa un elemento centrale del progetto, dando forma a una narrazione corale in cui la vulnerabilità viene reinterpretata come risorsa condivisa.

Alighiero Boetti | Lee Ufan, SMAC Venice

Alighiero Boetti, Mappa, 1979 © Alighiero Boetti. Courtesy of Ben Brown Fine Arts, London.

Dal 7 maggio al 22 novembre SMAC Venice presenta Alighiero Boetti, un’ampia retrospettiva dedicata al maestro italiano dell’arte del dopoguerra, a cura di Elena Geuna e sostenuta da Ben Brown Fine Arts, che iunisce circa cento opere distribuite in otto sale, offrendo un’ampia ricognizione su uno degli artisti più influenti del periodo del dopoguerra. Coprendo un arco temporale di più di venticinque anni, dalla fine degli anni ‘60 ai primi anni ‘90, la mostra ripercorre l’intera traiettoria artistica di Boetti e mette in luce l’ampiezza e la complessità della sua pratica. All’interno di SMAC Venice, inoltre, dal 9 maggio al 22 novembre, Dia Art Foundation presenta la grande personale di Lee Ufan, Evento Collaterale ufficiale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. Curata da Jessica Morgan, la mostra traccia l’evoluzione dell’iconico linguaggio visivo dell’artista attraverso opere che spaziano da dipinti nuovi e storici a installazioni su larga scala, inclusa una nuova commissione site-specific.

David Salle. Painting in the Present Tense, Galleria di Palazzo Cini

Davide Salle, Luogo di lavoro (dettaglio), 2025-2026. © David Salle : ARS, New York 2026. Ph. John Berens

Dal 6 maggio al 27 settembre la Galleria di Palazzo Cini ospita Painting in the Present Tense, un progetto di David Salle che mette in dialogo pittura, storia dell’arte e nuove tecnologie. Al centro dell’esposizione c’è un modello di intelligenza artificiale sviluppato su misura a partire da una serie di opere realizzate dall’artista all’inizio degli anni Novanta, i Tapestry Paintings (1990–1992), che prendono spunto da arazzi russi del XVIII secolo, a loro volta ispirati a dipinti italiani del XVI e XVII secolo. Questa complessa stratificazione di riferimenti storici entra ora in relazione con il modello di intelligenza artificiale ideato da Salle, creando un ulteriore livello di interpretazione e trasformazione delle immagini.

Barry X Ball. The Shape of Time, Basilica di San Giorgio Maggiore 

Barry X Ball, The Shape of Time, Basilica di San Giorgio Maggiore, Installation view, ph. Francesco Allegretto

Dentro la Basilica di San Giorgio Maggiore The Shape of Time, mportante retrospettiva dedicata alla pratica scultorea dell’artista americano Barry X Ball, riunisce 23 sculture, la maggior parte delle quali esposte al pubblico per la prima volta, appartenenti a cinque serie distinte. Opera simbolo del progetto è Pope Saint John Paul II, frutto di 12 anni di meticoloso lavoro e realizzata in argento massiccio e oro 18 carati, in collaborazione con la celebre gioielleria italiana Damiani. L’esposizione, in programma dal 9 maggio al 22 novembre e curata dal critico Bob Nickas con il coordinamento di Carmelo A. Grasso, Direttore e Curatore Istituzionale di Abbazia di San Giorgio Maggiore – ramo ETS, non solo ridefinisce i confini della scultura contemporanea, ma vuole riaffermare anche il rapporto duraturo tra arte, patrimonio e spiritualità.

Dale Chihuly. CHIHULY: Venice 2026, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti

Dale Chihuly, Gold Tower, 2025. Palazzo Franchetti, Venice, installed 2026 © 2025 Chihuly Studio. All rights reserved. Photograph by Nathaniel Willson

A trent’anni dal suo rivoluzionario progetto Chihuly Over Venice, l’artista di fama internazionale Dale Chihuly torna a Venezia con CHIHULY: Venice 2026. Promosso dalla Pilchuck Glass School e dal Frederik Meijer Gardens & Sculpture Park, il progetto si sviluppa attorno a tre nuove sculture monumentali installate lungo il Canal Grande, visibili dal Ponte dell’Accademia e concepite come espressione di un rinnovato e duraturo dialogo con la città, fonte originaria della sua ispirazione. Alle installazioni si affianca in centro espositivo, di ricerca e archivistico ospitato presso l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti dal 5 maggio al 14 novembre. 

Georg Baselitz. Eroi d’oro, Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore

Georg Baselitz, Elke drei Flächen, 2025. Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, London, Paris, Salzburg, Milan, Seoul © Georg Baselitz 2026. Ph. Stefan Altenburger

La Fondazione Giorgio Cini presenta Eroi d’oro, mostra in programma dal 5 maggio al 27 settembre, a cura di Luca Massimo Barbero, con la più recente serie di dipinti di grandi dimensioni di Georg Baselitz, che esplora l’interazione tra fondi dorati luminosi e figure delicatamente rese, sovrapposte in alcune composizioni con esplosioni di colore a impasto. I piani dorati che costituiscono lo sfondo delle opere esposte, grazie alla loro riflessività, non offrono alcuna illusione di profondità, creando una piattezza che ricorda le icone medievali o gli sfondi dorati delle opere del pittore rinascimentale nordico Stefan Lochner. I corpi dipinti da Georg Baselitz, eseguiti con linee nette, giacciono nudi su questi sfondi come se fluttuassero sulle loro superfici, resi attraverso un approccio che eredita il disegno al tratto.

Lu Yang. Doku the illusion, Espace Louis Vuitton

Lu Yang

Dall’8 maggio al 4 ottobre l’Espace Louis Vuitton si trasforma in un santuario cibernetico, a metà strada tra una cappella e un rifugio futuristico con DOKU The Illusion, una mostra personale dell’artista di origine cinese Lu Yang, a cura di Claire Staebler. L’installazione realizzata da Lu Yang per lo spazio comprende sculture originali e un’opera video incentrata sul suo nuovo film DOKU The Illusion, quarto capitolo della serie DOKU, un ambizioso progetto narrativo avviato dall’artista nel 2019. DOKU è un personaggio virtuale basato sulla digitalizzazione del volto dell’artista stesso. La serie descrive le avventure solitarie di questo avatar poliedrico, attraverso il quale Lu Yang trascende i limiti del corpo fisico ed esplora nuove forme di libertà attraverso la reincarnazione digitale.

Rita Sabo. Union – The Fusion of High Cultures, Palazzo Bembo

Rita Sabo, Arabische Kultur

Dal 9 maggio al 6 settembre Palazzo Bembo ospita Unison – The Fusion of High Cultures, mostra multidisciplinare e multisensoriale di Rita Sabo, che esplora le interconnessioni tra diverse culture, civiltà e sistemi cosmici di conoscenza, i quali sono qui presentati come campi di coscienza profondamente intrecciati, capaci di influenzarsi continuamente e plasmarsi a vicenda nel tempo e nello spazio. Il nuovo progetto di Sabo si svolgerà nell’ambito della mostra biennale d’arte contemporanea “Personal Structures – Confluences 2026” organizzata dall’European Cultural Center Italy. La mostra, curata da Tayfun Belgin, è allestita al primo piano, in quattro differenti sale, ognuna delle quali evidenzia un aspetto distinto della pratica dell’artista, pur mantenendo una narrazione coerente e una continuità atmosferica durante tutta la presentazione.

Palazzo delle Arti e delle Culture. COLLECTO, Palazzo Erizzo Ligabue 

Meteorite di Seymchan

Dal 7 al 24 maggio la Fondazione Giancarlo Ligabue inaugura al pubblico la propria sede storica sul Canal Grande trasformandola nel Palazzo delle Arti e delle Culture, un nuovo spazio espositivo e di ricerca che riunisce attività scientifiche, divulgative e un percorso permanente dedicato alla Collezione Ligabue. Per l’occasione viene presentato Collecto, un itinerario attraverso oltre quattrocento opere e reperti provenienti da ambiti diversi, dalla paleontologia all’archeologia fino all’arte antica e contemporanea, che in relazione culture e periodi storici lontani tra loro e di evidenziare temi, archetipi e simboli che attraversano l’immaginario umano oltre i confini geografici e temporali. Il racconto espositivo non segue una scansione strettamente cronologica, ma si struttura attraverso nuclei tematici che affrontano alcuni dei grandi interrogativi della storia dell’uomo, come la nascita e la morte, la bellezza, il prestigio e il potere, il rapporto con gli antenati e con il divino.

Jan Fabre. The Quiet Source, Scuola Grande di San Rocco 

Jan Fabre, The Artist as A Stray Dog in His Basket, 2026. Ph. Andrea Rossetti

Dal 9 maggio al 22 novembre, all’interno della Scuola Grande di San Rocco, The Quiet Source – curata da Giacinto Di Pietrantonio e Katerina Koskina – mette in scena un dialogo tra passato e presente attraverso tre sculture realizzate da Jan Fabre. Installate lungo l’asse centrale dell’edificio, le opere instaurano un’interazione concettuale e spaziale con i dipinti di Tintoretto, generando un incontro stratificato tra due linguaggi artistici separati da secoli ma accomunati da una medesima indagine sulla luce, sulla spiritualità e sull’esperienza umana. Le tre sculture – The Man Who Holds the Sword (Oath of My Father)The Artist as a Stray Dog in His Basket e The Man Who Cuts the Grass – sviluppate nel corso di cinque anni. costituiscono una trilogia incentrata sui temi della famiglia, della memoria e della mitologia personale. Ognuna incorpora il corpo dell’artista; tuttavia, due presentano i volti del padre di Fabre, Edmond, e di suo fratello Emiel, morto in tenera età prima della nascita dell’artista.

Erwin Wurm. Dreamers, Museo Fortuny

Erwin Wurm, Compulsion (2008; metallo, vestiti, schiuma di poliuretano, 138 x 70 x 75 cm) © Erwin Wurm, Bildrecht, Wien 2026. Ph. Markus Gradwohl

Il Museo Fortuny presenta, per la prima volta in Italia, un’ampia mostra monografica dedicata al lavoro dello scultore austriaco Erwin Wurm. Intitolata Dreamers, con la curatela di Elisabetta Barisoni e Cristina Da Roit e in programma dal 6 maggio al 22 novembre, la mostra raccoglie una ricerca che, nel corso dei decenni, ha ridefinito i confini della scultura, ampliandone i parametri tradizionali e mettendo in discussione categorie come tempo, massa, superficie, astrazione e rappresentazione. Con un percorso che dà forma a un organismo architettonico vivo, una membrana sensibile dove oggetti e contenitore dialogano in un flusso continuo le sculture di Wurm si piegano, si gonfiano, si contraggono sotto il peso del pensiero e dell’ironia, trasformando il museo in un laboratorio dell’identità contemporanea dove è possibile confrontarsi e riflettere, riconoscendo nell’essere umano stesso il materiale plastico per eccellenza.

Ceal Floyer. Unfinished | Strange Rules, Palazzo Diedo

Ceal Floyer. Unfinished

Berggruen Arts & Culture presenta una doppia mostra espositiva. Dal 4 maggio 22 novembre Palazzo Diedo ospita Unfinished, mostra personale di Ceal Floyer, scomparsa nel dicembre 2025, composta da video, fotografia, installazioni sonore, ready-made e sculture. Curata da Ann Gallagher e Jonathan Watkins, la mostra rispecchia la poetica di Floyer che impiega spesso un umorismo derivante da slittamenti del punto di vista, giochi di parole, doppi sensi e un’interpretazione paradossale del quotidiano. Nello stesso periodo Palazzo Diedo ospita anche Strange Rules, un progetto che introduce il concetto di Protocol Art, una pratica che si confronta con le regole sottese che determinano le modalità di produzione, distribuzione e percezione della cultura nell’era digitale. Curato da Mat Dryhurst, Holly Herndon e Hans Ulrich Obrist con Adriana Rispoli, Strange Rules coinvolge Joshua Citarella, Primavera De Filippi, Simon Denny with Venkatesh Rao, Stephanie Dinkins, Fabien Giraud, He Zike, Holly Herndon & Mat Dryhurst, Lynn Hershman Leeson, Ho Tzu Nyen, New Models, Ayoung Kim, Agnieszka Kurant, Michael Levin, Trevor Paglen, Philippe Parreno, Lorenzo Senni, Avery Singer, Ken Stanley, sub e terra0. 

Hernan Bas. The Visitors, Ca’ Pesaro

Hernan Bas, A tourist trapped, 2025. © Hernan Bas. Courtesy the artist, Lehmann Maupin, Perrotin and Victoria Miro

Dal 7 maggio al 30 agosto Ca’ Pesaro ospita The Visitors, mostra di Hernan Bas, a cura Elisabetta Barisoni, concepita appositamente per il museo con oltre trenta nuovi dipinti realizzati all’interno di un’installazione immersiva, Traendo ispirazione da Venezia, città particolarmente sensibile al turismo, costantemente trasformata dalle sue conseguenze e in cui l’artista ha realizzato una residenza, Bas ha creato un nuovo corpus di opere incentrato su turisti collocati in scenari sia immaginati sia reali. Protagonisti che abitano un terreno mutevole fatto di attrazioni da “lista dei desideri”, siti storici, spazi sacri, locali equivoci e versioni sterilizzate del mondo naturale; mettendo in luce i cliché del turismo, come la Gioconda o la Fontana di Trevi, fino alle mete del cosiddetto dark tourism, come Chernobyl, Alcatraz e la foresta di Aokigahara, luoghi attraversati dal dolore che diventano tappe di itinerari; le trappole per turisti da cui si evidenzia, ancora di più, la fondamentale disconnessione tra i “visitatori” e i mondi che attraversano, luoghi progettati per ingannare, raggirare o deludere.

The Dreamer | Nigel Cook | Hans Hartung | Ding Yi | Thomas De Falco, Fondazione Querini Stampalia

Nigel Cooke, The Nurture of Jupiter, 2024, dettaglio © Nigel Cooke, courtesy Pace Gallery

Prende il via il 5 maggio The Dreamer, una mostra concepita come una sorta di macchina temporale, un dispositivo di montaggio, un ambiente di percezione che organizza il tempo attraverso lo spazio e lo spazio attraverso il movimento del corpo. Ogni sala agisce come una sequenza dove le opere entrano in relazione come le immagini nel montaggio cinematografico: il percorso non è mai cronologico ma emotivo, discontinuo, stratificato. Oltre 170 opere della Collezione costruiscono il set, lo spazio scenico del film. Inaugura il 5 maggio, e prosegue fino al 22 novembre, anche Nigel Cooke: Bad Habits, la prima personale in Italia dell’artista britannico curata da Evelyn C. Hankins. The Invisible Chord. Hans Hartung and Music è in programma dal 5 maggio al 13 settembre e riunisce quasi ottanta tra dipinti, documenti e utensili, restituendo così al sonoro un posto di rilievo nell’universo plastico ed esistenziale dell’artista. Da Bach ai Pink Floyd, passando per Lili Boulanger, la mostra ricostituisce un paesaggio di energie, gestualità e risonanze che attraversano l’intera creazione dell’artista. Fondazione Querini Stampalia inaugura anche Cosmotechnics: Ding Yi as a Planetary Code, un’importante mostra di uno degli artisti più significativi dell’astrattismo cinese – a cura di Alfredo Cramerotti e Auronda Scalera – che traccia l’evoluzione del linguaggio di Ding Yi, riunendo opere storiche e nuove insieme a una serie di stele in pietra che infondono al luogo la riflessiva ritualità di antichi siti cinesi. Aprirà invece il 19 maggio FRAGILE FORCES W, nuovo progetto di Thomas De Falco, a cura di Clara Tosi Pamphili, in programma fino al 14 giugno. 

Picasso, Morandi, Parmiggiani. Still Lifes, Fondazione Bevilacqua La Masa

Pablo Picasso Crâne de chèvre, bouteille et bougie, 1951-53. Musée national Picasso-Paris © Succession Picasso 2026

In collaborazione e con il supporto scientifico della Fondazione Musei Civici di Venezia, la Fondazione Bevilacqua La Masa ospita Picasso, Morandi, Parmiggiani. Still Lifes, mostra in programma dal 7 maggio al 25 luglio e curata da Cécile Debray. Il progetto, che vede la la partecipazione straordinaria del Musée national Picasso-Paris, mette in dialogo tre maestri della pittura moderna a partire da una selezione estremamente ponderata, rigorosa ed essenziale di nature morte di Pablo Picasso, Giorgio Morandi e Claudio Parmiggiani, e propone una riflessione attorno alla questione della rappresentazione, tra l’osservazione e la ricostruzione del reale a partire dalla messa in scena dell’oggetto nel laboratorio dell’atelier dell’artista

Shirin Neshat. Do U Dare!, Palazzo Marin

Shirin Neshat, Do U Dare!, 2025. Courtesy of the artist, Gladstone, and Lia Rumma Gallery, Milan/Naples

Associazione Genesi e Banca Ifis portano a Venezia l’ultimo lavoro della regista e artista visiva Shirin Neshat: dal 9 maggio al 6 settembre 2026, le sale di Palazzo Marin ospitano la nuova trilogia di film dal titolo Do U Dare!, ispirata alla tragica storia di Nasim Aghdam, figura mediatica di origine iraniana la cui vita e pratica artistica hanno profondamente ispirato l’artista. Il progetto, curato da Ilaria Bernardi e Bartolomeo Pietromarchi esplora l’intreccio di connessioni che hanno legato le artiste. Girata in tre diversi contesti socioeconomici di New York, la trilogia indaga il paradosso tra mondo interiore e mondo esteriore delle donne tra realtà e illusione, tra società americana e prospettiva femminile iraniana.

Matt Copson. Fanfare/Lament, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Isola di San Giacomo

Eun-Me Ahn, Pinky Pinky “Good” San Giacomo’s Leap into Tomorrow, 2024. Ph. Jacopo Trabulo

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo inaugura la sua terza sede permanente sull’Isola di San Giacomo con la mostra personale di Matt Copson, Fanfare/Lament, a cura di Hans Ulrich Obrist, che unisce esposizione e performance, con musiche composte da Oliver Leith. Una serie di opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo è poi al centro di  Don’t have hope, be hope! (Non sperare, sii tu la speranza!), mentre una serie di installazioni punteggiano gli spazi esterni: GONOGO di Goshka MacugaOld Tree (Pink Seas) di Pamela RosenkranzPatriarchy = CO₂ di Claire FontaineNixe di Thomas SchütteHuff and a Puff di Hugh HaydenImagine Alighiero Boetti Came to São Paulo and After Putting Water on His Head Left the Hose and Left di Mario García Torres.

Eva e Franco Mattes. RAGE BAIT, Palazzo Franchetti – Le Cabanon

Eva & Franco Mattes, Cursed Cat, 2025. Ph. Melania Dalle Grave for DSL Studio

Autotelic Foundation presenta RAGE BAIT, nuova mostra di Eva & Franco Mattes, a cura di Nadim Samman e Luisa Haustein, in programma dal 6 maggio al 30 giugno in due differenti sedi: Palazzo Franchetti, dove gli artisti sottopongono una serie di sale del XVI secolo a un processo di banalizzazione architettonica, e Le Cabanon, una piscina privata sulla Giudecca. Il titolo della mostra deriva dal termine gergale di Internet “rage bait”, ovvero contenuti progettati per provocare indignazione o suscitare una risposta emotiva viscerale prima che la ragione possa intervenire. Attraverso installazioni, video e intelligenza artificiale generativa, la mostra esplora come il rage bait sia il punto di arrivo logico delle piattaforme ottimizzate per il coinvolgimento degli utenti. Eva & Franco Mattes hanno dedicato oltre vent’anni all’analisi delle lacune della vita in rete e hanno influenzato due generazioni successive di artisti impegnati nell’esplorazione degli impatti culturali della trasformazione digitale. Questa mostra approfondisce il loro interesse per le tensioni esistenti tra la superficie patinata dei contenuti online e le loro oscure profondità etiche.

Lydia Ourahmane. 5 Works, Nicoletta Fiorucci Foundation 

Lydia Ourahmane

Nicoletta Fiorucci Foundation ospita a Venezia 5 Works, mostra personale di Lydia Ourahmane, a cura di Polly Staple, in programma dal 5 maggio al 22 novembre. Uno dei presupposti centrali della mostra è che molte delle opere d’arte sono state realizzate a Venezia. Ourahmane ha lavorato con artigiani e tecnici veneziani, ma ha anche collaborato con organizzazioni della città di Venezia e della regione circostante. Questi individui e collettivi continuano a offrire una straordinaria competenza e costituiscono una comunità fiorente, fornendo un’ alternativa concreta alle immagini diffuse di Venezia come città turistica e in declino. 5 Works combina una vasta gamma di supporti viscerali – tra cui, ad esempio, stampi di sculture antiche, illuminazione ecclesiastica e biancheria da letto dismessa – con gesti concettuali tradizionali quali la ricontestualizzazione di oggetti trovati e la presentazione di processi documentari. Diverse opere in mostra sono il risultato diretto di negoziazioni, transazioni e scambi specifici con siti storici e associazioni attiviste a Venezia, tra cui la chiesa di San Giovanni Crisostomo, Poveglia per tutti, Banco Lotto No. 10: Il Cerchio, Lavanderia LSG e TOCIA! Cucina e Comunità. 

Leandro Erlich, Negozio Olivetti 

Leandro Erlich, Caracol – The Pace of Evolution Year (2021; marmo Bianco di Carrara) Su concessione di Leandro Erlich Studio

Curata da Marcello Dantas e in programma dal 9 maggio al 22 novembre, la mostra di Leandro Erlich al Negozio Olivetti – realizzata in collaborazione con il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS e con il supporto di Galleria Continua – riunisce circa venti sculture di alcune delle quali inedite. Il progetto presenta una serie di organismi ibridi che combinano elementi appartenenti a mondi diversi: farfalle con ali che assumono la forma di orecchie, cavoli trasformati in architetture, coralli che ricordano morfologie urbane o alberi che terminano in piedi umani. Le opere mettono in relazione forme naturali e artificiali, suggerendo una riflessione sull’arte come processo capace di produrre nuove configurazioni del reale.

Amoako Boafo. It doesn’t have to always make sense, Museo di Palazzo Grimani

Amoako Boafo, Two Faces, 2021–25. Ph. Nii Odzenma. © Amoako Boafo Courtesy the artist and Gagosian

Il Museo di Palazzo Grimani, ospita dal 6 maggio al 22 novembre la prima mostra personale in Italia dell’artista ghanese Amoako Boafo, i cui autoritratti sono indagini autobiografiche che rivelano vulnerabilità e creatività, mettendo in discussione i modelli tradizionali della mascolinità. In occasione di questa mostra, Boafo si confronta con la tradizione artistica veneziana, reinterpretando il genere della ritrattistica.  L’artista si relaziona direttamente con il contesto storico e con l’architettura unica del Palazzo in una serie di nuove opere create appositamente per questa esposizione. Il dialogo con l’ambiente parte dall’allestimento che è concepito per trasformare lo spazio espositivo rispettando profondamente l’integrità e il patrimonio dell’edificio, unendo la storia di Venezia in una conversazione contemporanea che unisce la rappresentazione dell’identità nera all’eredità dei Maestri veneziani.

Emilia Kabakov. Diario Veneziano, Università IUAV – Ca’ Tron

Oggetto parte dell’installazione «Diario veneziano» di Ilya ed Emilia Kabakov, 2026

A tre anni dalla scomparsa di Ilya Kabakov, Emilia Kabakov torna a Venezia con Diario Veneziano, un progetto monumentale e partecipativo, curato da Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, che si sviluppa tra Ca’ Tron, palazzo cinquecentesco sul Canal Grande e sede dell’Università Iuav di Venezia, e il Padiglione Venezia ai Giardini, due luoghi che funzionano come dispositivi complementari: da un lato la costruzione narrativa, dall’altro il suo riflesso nel contesto della Biennale. In programma dal 9 maggio al 28 giugno, a Ca’ Tron lo spazio viene impostato come un sistema aperto, dove il senso del lavoro non è definito a priori ma si produce attraverso la somma delle voci raccolte: sono circa 550 gli abitanti della città metropolitana di Venezia coinvolti nel progetto, provenienti da generazioni, provenienze e contesti differenti. A ciascuno è stato chiesto di scrivere una pagina di diario legata al proprio rapporto con la città e di affidare un oggetto personale capace di rappresentarlo. Il risultato è un insieme eterogeneo di materiali che vengono esposti in teche con un’impostazione museografica e organizzati in sezioni. 

Turandot: To the Daughters of the East, Palazzo Franchetti

Lida Abdul, White House, 2005 © Lida Abdul. Courtesy the artist and Galleria Giorgio Persano

Dal 6 maggio al 31 ottobre Palazzo Franchetti accoglie TURANDOT: To the Daughters of the East, evento collaterale 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia presentato da Parasol unit foundation for contemporary art. Curata da Ziba Ardalan, la mostra riunisce undici importanti artiste provenienti dall’Asia centrale e dalle più ampie regioni orientali presenta opere nuove ed iconiche che spaziano tra diversi linguaggi artistici, dai lavori video di Lida Abdul, Hera Büyüktașcıyan, Daria Kim Tala Madani, alle installazioni di Afruz AmighiSaodat Ismailova e Nazira Karimi, alle sculture di Huma Bhabha e Mona Hatoum, ai dipinti, ai video e alle registrazioni di Farideh Lashai, ai lavori tessili e sonori di Madina Joldybek. Queste undici artiste si occupano in modo approfondito di questioni umane, sociali e globali, affrontando temi diversi come l’esistenza, il mito e la storia.

Maria Cristina Crespo. Infinito Cabinet, Castello 2145

Maria Cristina Crespo, Altare Pop – Dalida bang bang, 2009. Courtesy l’artista

In Riva San Biasio, dal 9 maggio al 22 novembre Infinito Cabinet di Maria Cristina Crespo è aperta al pubblico e si configura come una Wunderkammer contemporanea, tra il museo immaginario di André Malraux e l’insondabile biblioteca cosmica di Jorge Luis Borges. La mostra-installazione, curata da Giusy Caroppo ed Evento Collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte è composta da opere polimateriche, e offre una riflessione sulla cultura occidentale attraverso un viaggio tra Letteratura, Arte, Mito, Religione, Filosofia e Luoghi di appartenenza che si inserisce nel dibattito sulla Cancel Culture, cui Crespo oppone una disputa culturale non ideologica e “controcorrente”, affrontata sin dalla fine degli anni Settanta a oggi, momento di crisi dell’identità̀ ponentina, rivendicando la complessità̀ dell’identità̀ occidentale come risorsa.

Personal Structures, Palazzo Bembo, Palazzo Mora, Giardini della Marinaressa

Personal Structures, Palazzo Bembo

L’ottava edizione di Personal Structures, la mostra biennale d’arte contemporanea organizzata da ECC Italy a Venezia, è in programma dal 9 maggio al 22 novembre in tre sedi iconiche: Palazzo Bembo, Palazzo Mora e i Giardini della Marinaressa, che diventano un palcoscenico vivace per installazioni, dipinti, sculture e performance. Personal Structures 2026 si articola attorno al tema Confluenze, con l’obiettivo di essere il luogo in cui pratiche artistiche, culture e discipline si intersecano, si contaminano a vicenda e generano nuove possibilità di convivenza. Opere d’arte e linguaggi si intrecciano in un tessuto collettivo in continua trasformazione, rendendo visibile il processo curatoriale e aprendo uno spazio di riflessione sul presente e sulle possibilità future in cui società, natura e tecnologia si impegnano in un dialogo in continua evoluzione.

Gabrielle Goliath. Elegy, Chiesa di Sant’Antonin

Gabrielle Goliath, Elegy – for a poet, 2026. Homecoming Centre, District Six. Ph. Zunis

Dopo la cancellazione del suo progetto e il ritiro del Padiglione del Sud Africa, Gabrielle Goliath porta comunque Elegy a Venezia, nella Chiesa di Sant’Antonin, dal 5 maggio al 31 luglio per poi, al termine, approdare a Londra per ottobre. Elegy – composta da una serie di video dove interpreti femminili di formazione operistica emergono da uno sfondo nero e tengono una singola nota alta il più a lungo possibile, prima di ritirarsi ed essere sostituite da un’altra cantante – è parte di un percorso decennale dell’artista che affronta temi delicati, dalla crisi della cultura dello stupro e del femminicidio nel suo Paese natale, ai genocidi degli Ovaherero e dei Nama in Namibia, fino alla situazione critica a Gaza, che comprende lo sfollamento e l’uccisione di donne, bambini e civili palestinesi. La versione concepita per Venezia commemora due donne Nama spostate e uccise dalle forze coloniali tedesche all’inizio del XX secolo, oltre alla poetessa palestinese Hiba Abu Nada, uccisa a 32 anni in un attacco aereo israeliano a Khan Younis, Gaza, nell’ottobre 2023.

Nalini Malani – Of Woman Born, Magazzini del Sale n.5

Installation Images – Nalini Malani, Of Woman Born, 2026- 9 channel iPad Animation Chamber, sound, dimensions variable- Collection – Kiran Nadar Museum of Art © Nalini Malani

Dal 9 maggio al 22 novembre Magazzini del Sale n. 5 ospita Nalini Malani – Of Woman Born, un’importante opera site-specific commissionata specificatamente dal Kiran Nadar Museum of Art (KNMA) ed Evento Collaterale ufficiale della 61 Biennale di Venezia. In questa installazione multicanale su larga scala, Malani amplia la sua pionieristica serie Animation Chamber, un ambiente multisensoriale nato nel 2017. Curato da  Roobina Karode, Nalini Malani – Of Woman Born si ispira al mito greco di Oreste, su cui Malani medita con un occhio alla sua risonanza nelle guerre odierne, dove la responsabilità è un’anomalia e le donne continuano a subire il peso della violenza patriarcale. Traducono la riflessione dell’artista 67 animazioni con oltre 30.000 disegni realizzati su iPad, proiettati su nove canali video. I disegni e il paesaggio sonoro di 20 minuti composto da voci femminili creano un ambiente stratificato, viscerale e in continuo mutamento, in cui gli spettatori possono immedesimarsi nel racconto, rivivendo le proprie storie attraverso la visione di immagini stratificate.

Tony Cragg. Oceans of Dorps, Ca’ Tron

Tony Cragg, Ocean of Drops @ Ca’ Tron

Fondazione Berengo e Berengo Studio presentano la nuova mostra personale di Tony Cragg, Ocean of Drops negli spazi di Ca’ Tron dal 5 maggio al 28 giugno. Costruita attorno a una monumentale scultura in vetro realizzata a Murano – che dà il titolo all’intero progetto – la mostra riunisce una selezione di opere recenti di grande formato, offrendo una lettura concentrata degli sviluppi più attuali della ricerca dell’artista anglo-tedesco. Accanto a questa presenza centrale, il percorso espositivo include sculture in legno e pietra in cui Cragg indaga le qualità fisiche e dinamiche della materia. Le forme rimandano a strutture fondamentali – atomi, molecole, cellule, particelle – rendendo visibile ciò che normalmente resta invisibile e interrogando il rapporto tra micro e macro, tra struttura e superficie.

Kan Yasuda, Isole del silenzio. Fondation Wilmotte 

Kan Yasuda – Isole del silenzio

La Fondation d’Enterprise Wilmotte presenta Kan Yasuda – Isole del silenzio dell’artista giapponese Kan Yasuda, Evento Collaterale della Biennale Arte 2026 in programma dal 9 maggio al 22 novembre 2026. La mostra si presenta come un’esperienza insieme fisica e contemplativa, in cui Yasuda costruisce un giardino minerale: uno spazio interiore dove silenzio, semplicità ed essenzialità prendono forma nella materia e nello spazio.Yasuda è noto per la sua straordinaria maestria nella lavorazione della pietra, con cui realizza opere di sobrietà ed eleganza naturale. La texture liscia del marmo – materiale da sempre legato all’architettura – risuona con particolare intensità negli spazi della fondazione. Come nei giardini zen, le sue sculture diventano isole di quiete, dove il silenzio si fa ritmo e musicalità. Il visitatore è invitato ad attraversare questo paesaggio interiore, rallentare, osservare e percepire lo spazio che lo circonda.

Anish Kapoor, Palazzo Manfrin

Anish Kapoor Palazzo Manfrin

Anish Kapoor torna a Palazzo Manfrin protagonista dal 5 maggio di una mostra dedicata alla dimensione monumentale e processuale della sua ricerca scultorea.Questa seconda esposizione veneziana dell’artista sceglie di percorrere una traiettoria laterale, focalizzandosi specificamente sui progetti scultorei che hanno sfiorato una dimensione architettonica per scala, ambizione e tensione visionaria. Il percorso intreccia opere monumentali storiche e nuove produzioni, prestando particolare attenzione alla dimensione meno commerciale del suo operato. Il cuore della mostra è infatti composto da esperimenti e materiali cruciali nel mantenere inalterata la vitalità del linguaggio plastico.

Kandis Williams, Meriem Bennani & Orian Barki, Tai Shani. If AllTimes Is Eternally Present, Palazzo Nervi Scattolin

ai Shani, My Bodily Remains, Your Bodily Remains and All the Bodily Remains that Ever Were and Ever Will Be, 2023–2026. © Tai Shani | Courtesy of the Artist

Dal 9 maggio al 7 giugno la Fondazione Pier Luigi Nervi presenta If All Time Is Eternally Present, una mostra di opere video nuove ed esistenti di Kandis Williams, Meriem Bennani & Orian Barki e Tai Shani, proiettate sulla facciata di Palazzo Nervi Scattolin, realizzata con il supporto esclusivo di Bottega Veneta. La mostra mette in scena un incontro notturno tra immagine in movimento, architettura e spazio pubblico. È il primo appuntamento di un ciclo di mostre volto a promuovere il dialogo tra pratiche artistiche e ambiente costruito, nel solco dell’impegno pluriennale della Fondazione per la promozione, la conservazione e il ripensamento critico dell’eredità di Pier Luigi Nervi.

Mel Ramos. An Iconography of American Beauty, Palazzo Bragadin Carabba

Mel Ramos, Phantom Lady, 1963. Courtesy the artist estate

Fino al 22 novembre le sale di Palazzo Bragadin Carabba a Venezia ospitano Mel Ramos: Un’iconografia della bellezza americana, un’indagine inedita su uno dei protagonisti più scostanti e tecnicamente dotati della stagione Pop: Mel Ramos. La mostra, curata da Elisa Carollo, è la prima vera retrospettiva italiana dedicata all’artista di Sacramento, scomparso nel 2018, e porta in Laguna quella mitologia visiva che nel dopoguerra ha trasformato la femminilità statunitense legandola all’immaginario consumistico. Il cuore del percorso espositivo mette in luce il paradosso delle sue California Venuses: nelle sue opere il corpo femminile diventa parte integrante del mondo del consumo e viene equiparato ai prodotti. Questa intensificazione mette in luce i meccanismi del capitalismo, in cui il desiderio viene prodotto e commercializzato. Allo stesso tempo, le figure di Ramos non appaiono come oggetti passivi, ma come attori consapevoli che controllano il proprio impatto.

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