13 maggio 2020

I numeri dei musei, durante il lockdown: i risultati del sondaggio NEMO

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Il 93% dei musei in tutto il mondo è chiuso: da questa percentuale parte il sondaggio condotto da NEMO, sulla situazione dei musei durante il lockdown. Ecco le cifre

L’emergenza Covid-19 ha avuto un impatto clamoroso e senza precedenti sui musei in tutto il mondo. Già in diverse occasioni abbiamo scritto dei drastici tagli al personale effettuati da istituzioni di primo piano, oltre che delle ipotesi per nuove strategie di una fruizione museale meno “massificata”. Ma quali sono le cifre globali di questo lockdown? A delineare un quadro complessivo della situazione museale in tutto il mondo ci ha pensato NEMO – Network of European Museum Organisations, con un sondaggio che, aperto il 24 marzo e chiuso il 30 aprile, ha coinvolto circa 1000 musei di 48 Paesi diversi, prevalentemente europei.

Dall’Italia hanno risposto in 33, 17 dal Regno Unito, 30 dalla Francia, 75 dalla Germania e 17 dagli Stati Uniti. Prima di entrare nel dettaglio, riportiamo una percentuale che può rendere l’idea del contesto: il 93% dei musei in tutto il mondo è chiuso, anche se, tra maggio e giugno, in molti tenteranno la riapertura.

Porte chiuse e incassi azzerati

I dati che si evincono dal sondaggio di NEMO confermano l’impressione: dall’inizio del lockdown, i musei hanno dovuto registrare una perdita delle entrate che va dal 75% all’80%, in proporzione al volume antevirus, con musei più piccoli che hanno dovuto mettere in conto perdite di 10mila euro a settimana e quelli più grandi che sono arrivati a centinaia di migliaia di euro. Più precisamente, tre musei su cinque hanno riportato perdite di circa 20mila euro a settimana, a causa della chiusura e del divieto di spostamento. Istituzioni come il Rijksmuseum e lo Stedelijk di Amsterdam e il Kunsthistorisches Museum di Vienna hanno perso tra i 100mila euro e i 600mila euro a settimana.

A soffrire di più, sono stati chiaramente i musei che si fondano su finanziamenti privati, più suscettibili ai cambiamenti e agli imprevisti.

Infatti, i musei sono stati toccati direttamente dal blocco degli spostamenti, che ha di fatto fermato il turismo. Secondo la Commissione Europea, le attività turistiche subiranno una diminuzione che va dal 50% al 70%. E considerando che il 40% dell’intero settore europeo riguarda il turismo culturale, si preannuncia un periodo drammatico almeno fino alla fine del 2020.

La situazione dello staff

In ogni caso, almeno per il momento, rispetto ai musei americani, la maggior parte dei musei europei non ha dovuto licenziare i dipendenti anche se tre musei su dieci hanno sospeso i contratti con i freelance e tre musei su cinque hanno fermato i programmi di volontariato. Il 25% dei musei ha dichiarato che in futuro dovrà ridurre lo staff. Lo smartworking sembra essere stato usato in maniera diffusa: quasi la metà dei musei che hanno risposto al sondaggio di NEMO ha dichiarato che l’80% del proprio staff attualmente sta lavorando da casa.

Per quanto riguarda i fondi per l’emergenza messi a disposizione dai Governi, il panorama è molto vario. I musei di 15 Paesi hanno dichiarato che le misure per far fronte all‘emergenza sono ancora in corso di discussione, in 12 Paesi già sono stati messi a disposizione fondi speciali. Questa differenza è dovuta a diversi fattori, che vanno dalle modalità di propagazione del Covid-19 alla tipologia prevalente di musei. Gli aiuti ai musei includono principalmente la copertura degli stipendi o del reddito perso. Comunque, solo pochi musei, il 15%, sta prendendo in considerazione il reperimento di risorse alternative, per coprire le perdite. Di questi, il 7% spera di poter trovare un guadagno attraverso una programmazione online.

I servizi digitali

Quattro musei su cinque hanno incrementato i loro servizi digitali per raggiungere il pubblico, spesso adattando i dipendenti ai nuovi compiti. Quasi la metà dei musei che hanno risposto al sondaggio ha dichiarato di aver promosso almeno una nuova attività online. Il 70% dei musei ha incrementato la propria presenza sui Social Network. La piattaforma più usata è Facebook (602 musei) che stacca di molto Instagram (183 musei). Seguono poi Youtube, Twitter e addirittura Linkedin. Tik Tok ancora non pervenuto. Due musei su cinque hanno riscontrato un aumento delle visite online, che va dal 10% al 150%. Sono aumentati i prodotti come podcasts, dirette online learning. Comunque, tra i contenuti più popolari, quelli dedicati alle collezioni, con approfondimenti e schede di opere più o meno conosciute (A proposito, avete dato un’occhiata alla nostra nuova rubrica, Pezzo da museo?).

Qui il report completo del sondaggio di NEMO.

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